Nettuno di Pompei: il giallo dell'affresco sparito Un dipinto raffigurante il dio del mare venne spedito in Germania 20 anni fa per il restauro. Da allora se ne sono perse le tracce. Rubato, perso, distrutto? Certo è che ora alla Soprintendenza nessuno sa dire dove sia. La Dirczione distrettuale antimafia di Napoli ha aperto un fascicolo sugli scavi. Con i fondi comunitari in arrivo per il «Grande progetto Pompei», in agguato ci sono i casalesi ma anche i Cesarano, la holding criminale locale. Pare che un affiliato della cosca abbia inviato una lettera al pm che l'ha fatto arrestare: potrebbe aprire la porta dei segreti criminali del sito archeologico. In passato, un'informativa ha ipotizzato la gestione, da parte del clan, del racket delle guide abusive e degli ambulanti. (.S.D.M.) annegato negli abissi del tempo il dio del mare. Poco più di 20 anni fa un affresco proveniente da una domus della Regio V, a Pompei, prese la strada per la Germania. Doveva essere restaurato da mani esperte, ma non ha più fatto ritorno a casa. È sparito. Rubato? Distrutto? Perso? Chissà. A sentire le imbarazzate voci della Soprintendenza degli scavi più semplicemente pare che nessuno si sia mai preoccupato in queste due decadi (più o meno il tempo che Ulisse impiegò per tornare a casa) di chiederne la restituzione al laboratorio tedesco. Non aveva nemmeno un nome, quel dipinto. Qualcuno oggi ricorda solo che raffigurava Nettuno, e si trovava nella stessa area dove, un mese fa, lo scalpellino esperto di un tombarolo ha rubato un quadretto raffigurante Artemide. Un'opera di una ventina di centimetri che abbelliva il cubicolo della domus di Tritone. Poco più avanti, nella Regio VI, c'è la casa dei Vettii, chiusa per lavori di ristrutturazione da ben 11 anni e lasciata in uno stato di abbandono che ha allarmato anche gli ispettori dell'Unesco. E ne hanno motivo. Si tratta di una zona chiusa al pubblico, che rientra nel «Grande progetto» finanziato dall'Unione europea con oltre 100 milioni di euro, ma che è facilmente «perforabile» dall'esterno. Pochi giorni fa, le telecamere di sicurezza hanno filmato due giovani che scavalcavano le recinzioni addentrandosi, per un chilometro, tra gli scavi. Sapete per quale motivo? Mica per rubare: stavano per perdere il treno della Circumvesuviana e così hanno «tagliato» il tragitto attraversando il sito archeologico più importante del mondo.