Parla Andrea Pavan, 25 anni, giocatore del Challenge Tour cresciuto sui campi professionali di Roma Nord «CERTO, perché no?» Andrea Pavan, 25 anni, giocatore del Challenge Tour, cresciuto sui green di Roma nord, un campo da golf tra le Mura Aureliane e le Terme di Caracalla lo vedrebbe eccome. «Ma sì, se questo può aiutare a portare il golf alla gente e viceversa, portare un maggior numero di persone, anche di diversa estrazione sociale, verso il nostro bellissimo sport, renderlo più a portata di mano per tutti». Non le sembra però rischioso portare la gente, ma anche le ruspe e forse il cemento nel cuore della Roma archeologica, a due passi dalle Terme di Caracalla? «Non credo lo sia. Ormai il golf è uno sport pienamente eco-compatibile, non rovina il paesaggio, non vengono usate più da tempo sostanze chimiche per il trattamento dell'erba, si cala perfettamente nel contesto, rispetta la natura, la flora, la fauna, è un elemento di valorizzazione del paesaggio e se qualche lavoro sarà necessario, in breve sarà pienamente riassorbito e tutto sembrerà naturale, come se un campo lì ci fosse sempre stato. Naturalmente bisognerà lavorarci con raziocinio». Un cantiere è un cantiere: cosa intende? «Che si può portare avanti un progetto a impatto zero, pulito ed essenziale, e toccare il meno possibile. Il rischio, a Roma, col suo ricchissimo patrimonio, è molto più alto che altrove: a distruggere quasi tremila anni di storia ci vuole un attimo. I romani meritano comunque di avere il golf a pochi passi da casa, meritano di respirare l'aria dei nostri tornei, e penso ai bambini soprattutto: sarebbe bellissimo vederne tanti, accompagnati dai genitori, con palline e mazze scendere sotto casa e provare l'emozione di andare in buca. Parlo da golfista, da innamorato del mio sport, quindi col cuore». Le è mai capitato, Pavan, di giocare a contatto diretto con la Storia? «Sì, ho giocato tantissime volte nel campo creato nel parco di Veio, tra resti archeologici, un'emozione bellissima, grandiosa, tra natura e cultura, unico al mondo. Ci sono altri campi a Roma dove giocare significa davvero tornare indietro nel tempo, penso agli Archi di Claudio, a Roma sud, nella zona verdissima dell'Acqua santa, un luogo che affascina». Ci descrive il luogo ideale per giocare a golf? «Deve essere tranquillo, sereno, con la bellezza intorno, ma anche tecnicamente perfetto, con una grande organizzazione alle spalle. Penso, ad esempio, a un campo fantastico vicino Nelspruit, in Sudafrica, a pochi passi dal Kruger National Park, un altro mondo, con zebre, elefanti, coccodrilli sullo sfondo, un cielo vastissimo, una meraviglia, e noi col nostro golf dentro questo splendore ». Ma Roma è una metropoli e, al tempo stesso, ha un patrimonio da preservare. Non crede sia meglio non complicarne la vita quotidiana? «Roma ha altro da offrire, la sua gloria passata, i suoi miti, la sua grandezza passata, ed è giusto e bello che questa offerta non sia più confinata nella profonda periferia ma collocata nel cuore della città, nel cuore della sua storia ».