IN VIA dell'Arcivescovado, quasi all'angolo con via XX Settembre, su uno dei muri dell'ex convento che oggi ospita una banca, dal 27 aprile 1949 una lapide posta da «Torino memore » ricorda che lì «La forte volontà e la mente luminosa di Antonio Gramsci stretti attorni a lui gli operai torinesi contro la barbarie fascista prorompente "L'Ordine Nuovo" stendardo di libertà qui nella buferalevarono tennero fermo». In quel palazzo ebbe sede la redazione del giornale di Gramsci e degli altri futuri fondatori del Pcd'i, come prima l'aveva avuta l'edizione piemontese de "L'Avanti!" e, in seguito, si sarebbe insediata, per qualche tempo, la casa editrice Einaudi. In via dell'Arcivescovado, dunque, nei «due grandi cameroni, in cui lavoravano tutti i redattori e i cronisti», come ricordava Palmiro Togliatti, e non nell'ex Albergo di Virtù, ora forse Hotel Gramsci di lusso, di piazza Carlina, come è stato fatto intendere anche da Sergio Scamuzzi, direttore della Fondazione Istituto Gramsci piemontese, nacque, visse e morì "L'Ordine Nuovo". Tanto che lo storico Angelo d'Orsi, studioso di Gramsci e della cultura torinese del Novecento, esclama: «Forse il direttore di un istituto che si richiama a Gramsci dovrebbe sapere qualcosa di lui, almeno della sua vita torinese!». Scamuzzi ammette di non essere uno specialista gramsciano, ma spiega che «è stato Daniele Jalla a darmi notizia delle riunioni della redazione de "L'Ordine Nuovo" in piazza Carlina», dove oltre a Gramsci, che affittò una stanzetta dal 1914 al maggio del 1922, abitò pure Angelo Tasca. In realtà Jalla, già direttore del servizio musei e patrimonio culturale del Comune di Torino, non dice esattamente quelle cose. Nel 2011 il Comune gli chiese di ricostruire la storia della cosiddetta "Casa Gramsci"; Jalla lo fece puntualmente, con certosino rigore. Sulle presunte riunioni redazionali di Gramsci e dei suoi compagni in piazza Carlina, però, nel suo lavoro non c'è traccia. O meglio: accenna solo al fatto che Umberto Terracini, un altro dei fondatori del Partito comunista italiano, ricordava che «la prima riunione», in vista della pubblicazione del giornale dei consigli di fabbrica, e non solo di questi, avvenne «nell'abitazione di Tasca ». Neppure in quella dell'intellettuale e uomo politico di Ales. Tutto qui. In piazza Carlina, insomma, Gramsci ci andava soltanto a dormire. Tuttavia, dopo avere conosciuto Pia Carena, segretaria di redazione de "L'Ordine Nuovo" e il fratello Attilio, rammenta Jalla, la loro abitazione di via Carlo Alberto 24 bis, all'angolo con via Cavour, «divenne in pratica la sua vera casa, a trecentocinquanta metri di distanza dalla redazione del giornale, in via Arcivescovado». Peraltro l'appartamento di piazza Carlina, affittato dalla vedova Berra, madre di un amico, oggi «materialmente non esiste più», perché «distrutto dai bombardamenti o radicalmente modificato dalle ultime ristrutturazioni, cancellato assai prima degli ultimi trent'anni». Conclude Angelo d'Orsi: «Dubito fortemente che, come sostiene Scamuzzi, a Gramsci sarebbe piaciuto vedere sorgere un albergo nella sua casa torinese. Io credo, invece, che avrebbe reagito nel modo opposto. Come si può dare, d'altronde, un giudizio positivo su un'operazione che trasforma una casa di poveri in una di ricchi, passando dall'edilizia pubblica a quella privata?». Lo storico D'Orsi contro il direttore della Fondazione: "Con il suo ruolo Scamuzzi dovrebbe sapere di più della sua vita torinese" Jalla, ex responsabile del servizio musei: "In realtà se ne andò presto anche da lì, dormiva nell'abitazione della segretaria del giornale in via Arcivescovado" IL LEADER DEL PCI Antonio Gramsci fa ancora discutere gli studiosi, divisi sui suoi indirizzi torinesi. Sopra, la casa di piazza Carlina; a sinistra, la lapide in via Arcivescovado
TORINO - Gramsci Separati in casa
In via dell'Arcivescovado, a Torino, c'è una lapide che ricorda un evento storico. La forte volontà e la mente luminosa di Antonio Gramsci, fondatore del Pcd'i, e gli operai torinesi, che si opposero alla barbarie fascista, prorompente in quel periodo, si incontrarono in un convento. La redazione del giornale di Gramsci, "L'Ordine Nuovo", ebbe sede in un palazzo vicino. In via dell'Arcivescovado, nel 1949, una lapide postata da Torino ricorda questo evento. La redazione del giornale si tenne in due grandi cameroni, dove lavoravano tutti i redattori e i cronisti. La casa editrice Einaudi ebbe sede in questo palazzo.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo