Questo articolo, che state leggendo, è inutile. Perché è stato scritto, sotto forme diverse, troppe volte e la situazione, anziché migliorare, è peggiorata. Il tema è il decoro urbano. La pulizia, l'ordine, l'estetica, il rispetto di certe regole civili. Insomma, in che modo tutti quanti teniamo la «casa Roma». Lo scrittore James Joyce, con una fulminante e citatissima frase, disse che «Roma è come un uomo che campa mostrando ai viaggiatori il cadavere della nonna», ma attorno a questo cadavere o cadaveri (i monumenti millenari) c'è l'orrore. Prendiamo le strade che conducono al Pantheon. Tavolini con pizze di plastica. Inquietanti piatti fotografati. Pulcinella. Vetri di Murano. Maschere del carnevale di Venezia. Maglie di Balotelli. Maglie di Totti. Maglie di Milito. Penne all'arrabbiata, 5 euro. Scaloppine al limone, 8 euro. Bruschetta, un primo, un bicchiere di vino, 12 euro. A Fontana di Trevi c'è un enorme banco con fontane di trevi di ogni dimensione e papi francesco accanto a gladiatori. A piazza dell'Oratorio, lanterne rosse di un ristorante cinese sotto la lapide che ricorda dove abitò Pietro Raimondi, maestro ottocentesco di contrappunto. E dappertutto «funghi», ogni tavolino all'aperto un «fungo», per riscaldare turisti già sbracciati e in calzoncini. Un caravanserraglio che potrebbe figurare in una nuova edizione, sempre più estrema, di «Roma» di Fellini, una bolgia nella quale è obbligatorio immergersi per avvicinare le vestigia immortali. Una offesa per l'occhio e per il cuore, che ha con ogni evidenza un solo scopo, spremere denaro ai visitatori (poco denaro a tanta gente). Come è accaduto tutto questo? Come abbiamo potuto trasformare edifici celebrati in specchietti ad uso di un commercio senza scrupoli, in sfondi per situazioni non sempre legali? Come abbiamo fatto, noi romani tutti, a farci rovinare i pezzi pregiati della nostra abitazione esterna? L'avremmo mai permesso dentro casa nostra? Eppure, nel corso degli anni, è accaduto, con responsabilità diffuse e di vario colore, diremmo per ignavia, più che per interesse. Non si vergogna un po', ciascuno di noi, ad accompagnare un amico, specie straniero, a vedere piazza Navona o il Colosseo? Di qui, proprio di qui, discendono altre cose, che non riguardano la Storia, ma la vita di tutti i giorni, con identica quota di incuria. Per esempio, a Roma, che si tratti della visita di Obama o della manifestazione antivivisezione, le strade si sbarrano in due modi: con le transenne a strisce bianche e rosse o con semplice nastro giallo. Due sistemi entrambi brutti, contenenti un'idea di precario, di approssimativo, di sciatto. Finito l'evento le transenne, di solito, restano lì, buttate in terra, e il nastro svolazza tranciato ad una delle estremità, ma non all'altra. Ogni tanto anche Roma sa regalarsi una novità, come è avvenuto in piazza Annibaliano, snodo fra il quartiere Trieste e il quartiere africano. Alla fine di eterni (sembrarono tali, a un certo punto) lavori per la metro B1, spuntò un delizioso giardinetto con funzione di rotonda. Ha retto qualche settimana, è diventato deposito di bottiglie vuote e carte unte. Questo articolo è inutile.