Da ieri l'Istituto italiano degli Studi filosofici di Napoli e la sua biblioteca sono un bene comune della città di Napoli di rilievo nazionale e internazionale. Lo ha deciso il Consiglio comunale che ha approvato all'unanimità la delibera proposta dal consigliere Antonio Luongo. In sala anche l'avvocato Gerardo Marotta accolto dall'applauso di tutta l'aula. Durante la presentazione della delibera, è stato sottolineato il ruolo di memoria e diffusione della cultura sia umanistica che scientifica che svolge da 38 anni l'Istituto. Duecentosettantacinquemila dei circa trecentomila volumi che compongono la biblioteca del padre dell'Istituto per gli Studi filosofici Gerardo Marotta, non hanno ancora trovato ricovero all'interno dell'ex ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi di Napoli «perché ha spiegato lo stesso Marotta devono essere effettuati lavori di ristrutturazione dei locali e nelle more il trasloco è sospeso». La rivelazione a margine del riconoscimento dell'Istituto italiano per gli Studi filosofici e della sua biblioteca quali bene comune della città di Napoli di rilievo nazionale e internazionale. La proposta, partita dal consigliere Antonio Luongo, è stata approvata all'unanimità dall'assemblea civica. Alla seduta del Consiglio comunale ha assistito lo stesso Marotta, comprensibilmente emozionato. A lui si è rivolto in maniera confidenziale il sindaco Luigi de Magistris. «Vivo l'Istituto ha affermato il primo cittadino come luogo di libertà, di libero pensiero e di perenne rivoluzione dell'anima e dei cuori. L'impegno, come tu sai, nostro, dell'amministrazione, del Consiglio è massimo. Alcune cose si sono già raggiunte, come la sistemazione di libri e altro». In realtà, come già ricordato, la sistemazione dei libri, riguarda per il momento solo 25mila volumi. «Nei recenti colloqui col ministro Dario Franceschini e il sottosegretario Borletti Buitoni ha riferito sempre il sindaco ho posto tra i punti prioritari della cultura nella città di Napoli un impegno preciso del Governo per l'Istituto. E ho percepito, a differenza del passato, un grande interesse del Governo a sostenere il nostro Istituto. Mi permetto di dire nostro perché lo percepisco come l'Istituto di tutti e per la Cultura a Napoli. Viva Gerardo Marotta, Viva l'Istituto italiano per gli Studi filosofici». L'importanza dell'istituzione culturale fondata nel 1975 è riassunta nei numeri. In trentotto anni di attività l'Istituto ha ospitato oltre 40mila seminari ed ha concesso 3mila borse di studio. Come è ricordato nella proposta di delibera «L'Unesco ha scritto che l'Istituto ha conquistato una dimensione che non trova termini di paragone nel mondo, organizza corsi dappertutto in Europa e nel mondo, pubblica opere in sei lingue antiche e moderne e contribuisce a fare di Napoli una vera capitale». Nel 2009 non è stato erogato il contributo statale. E successivamente non è più stato ripristinato. Di qui l'appello al Governo, al Parlamento e alla Regione Campania affinché si impegnino ad adottare «un provvedimento che riconosca all'Istituto adeguati finanziamenti in modo stabile». Per quanto annunciato, il riconoscimento è stato accolto da Marotta con grande partecipazione. «Sì ha ammesso l'avvocato-filosofo è stato molto emozionante. Si sono alzati tutti in piedi ad applaudire». Marotta ha auspicato la nascita di «una classe politica interessata alle sorti delle nuove generazioni» perché altrimenti sarebbe vanificato «il lavoro dei grandi maestri Europei e americani messi in campo in questi anni». Marotta ha anche citato il critico letterario irpino Francesco De Sanctis. «Insisteva sulla necessità di rafforzare le scuole perché diversamente si sarebbe prodotto solo bestiame. Ne parlo anche agli studenti di Zurigo. Li esortò a studiare non solo perché avrebbero potuto guadagnare molti soldi. Se avessero solo studiato per guadagnare avrebbero finito per fare la stessa vita degli asini». E ancora sulla biblioteca. «Non è la mia, è delle nuove generazioni, che o saranno formati o vivranno come buzzurri, come selvaggi. Servono mezzi finanziari. Io ho venduto tutte le mie proprietà, abbiamo fatto tutto quello che potevamo per la città e per le nuove generazioni». Viva Marotta, Viva l'Istituto.