Aquile, volti, gigli, faretre piene di frecce, foderi con pistole ad avancarica, scudi, cartigli e intere pareti di finto bugnato: per due secoli sono rimasti acquattati sotto 7 strati di calce aspettando che qualcuno li riportasse a vedere il sole e a raccontare di nuovo la gloria delle grandi famiglie che li avevano dipinti. La lunga fila di stemmi affrescati cinquecenteschi che oggi accoglie gli studenti dell'università e i cittadini che passeggiano nel parco rappresenta la grande sorpresa del recupero delle Casermette di Sant'Agostino. La loro storia e il loro futuro sarà al centro di un incontro di studi che si svolgerà domani dalle 14 alle 17 nella sala conferenze dell'Università di Bergamo. Una storia che è ancora tutta da scoprire, se si pensa che gli ultimi stemmi, quelli della famiglia Bembo, sono stati identificati solo lunedì. Chi costeggia il complesso dell'ex monastero deve avere pensato che quel lungo edificio basso facesse parte del complesso religioso. Invece era quello in cui alloggiava una delle 5 guarnigioni veneziane che presidiavano Città Alta: una per porta con 70-80 fanti e un capitano, più quella di San Vigilio. Durante la costruzione delle Mura i soldati erano sparsi per la città, a volte ospiti di civili, con tutti i problemi immaginabili. Per questo nel 1665 il Consiglio di Bergamo chiese a Venezia degli alloggiamenti per i militari. Fu il Doge Alvise Mocenigo ad accogliere la richiesta e l'edificio fu realizzato nel 1674. I primi stemmi a decorarlo furono quelli del Capitano generale Olofredo Giustinian e del podestà Gabriele Corner. Si trattava delle due cariche pubbliche più importanti della città: la Serenissima li faceva ruotare ogni due anni inviando esponenti di famiglie patrizie veneziane. Come anche Mocenigo o i Contarini che decoravano con i propri stemmi la caserma. «Che era quella della porta che aveva anche un valore simbolico, visto che Sant'Agostino è rivolta verso Venezia», spiega il professor Paolo Mazzariol che ha svolto le ricerche sulla storia delle casermette e che solo pochi giorni fa è riuscito ad identificare uno degli ultimi stemmi, quelli della famiglia Bembo che era incaricata della riscossione dei tributi. Ma a fine Settecento arrivò Napoleone che trasformò l'intero monastero in caserma, e 70 anni dopo il nuovo Regno d'Italia ne seguì l'esempio, denominando Sant'Agostino Caserma dei Mille e la struttura più piccola Caserma Pianone. Gli stemmi finirono sotto 7 strati di una spessa scialbatura di calce, e infine dimenticati. Fino allo scorso anno, quando i lavori per il recupero delle Casermette per ospitarvi gli uffici del Dipartimento e gli studi dei docenti dell'Università (con un finanziamento comunale di 430.000 euro) hanno fatto emergere sei coloratissimi stemmi delle famiglie patrizie, due stemmi più piccoli, 14 panoplie (raffigurazioni di armi e armature) a fondo nero o in sfumature nocciola, ciò che resta di un leone di San Marco dopo il taglio dell'edificio per allargare via delle Mura e il trompe l'oeil di una parete di bugnato dai due metri in su. «La parte inferiore è andata persa per la forte umidità di risalita e per l'usura spiega la restauratrice Alberta Carena, che ha dovuto faticare non poco per rimuovere gli strati di calce . Ma si tratta di affreschi realizzati in modo molto raffinato, da gente che conosceva bene il mestiere. E su una base di intonaco molto levigato, sul quale la pioggia scivola facilmente». «La giornata di studi spiega la sua ideatrice Juanita Schiavini, docente di Archivistica e Biblioteconomia servirà come momento di incontro fra la città e i turisti, che avranno una cosa in più da ammirare, e fra l'ente proprietario, il Comune, e quello che utilizza l'edificio ridandogli vita, l'università. Ma anche per riaprire il dibattito sui contenitori storici e il loro riutilizzo. È giusto che la città riaffronti il tema di dare il giusto futuro al patrimonio architettonico che ha ereditato».
Bergamo, Casermette. In Sant'Agostino un tesoro dell'architettura d'arme
La Casermetta di Sant'Agostino a Bergamo è stata un edificio militare veneziano costruito nel 1674 per alloggiare una guarnigione. I primi stemmi a decorarla furono quelli del Capitano generale Olofredo Giustinian e del podestà Gabriele Corner. Gli stemmi sono stati nascosti per due secoli sotto 7 strati di calce aspettando il recupero. Negli anni '60 del secolo scorso, l'edificio è stato trasformato in caserma e infine in uffici dell'Università di Bergamo. I lavori di recupero hanno fatto emergere sei coloratissimi stemmi delle famiglie patrizie e 14 panoplie.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo