Cento anni, tanti ne sono passati da quel 1914 che segnò l'inizio della Grande Guerra. L'Italia vi parteciperà dall'anno seguente e anche diverse zone del Lago di Garda diventeranno scenario di una contesa che, alla fine, consegnerà al tricolore anche la parte trentina del lago, compresa la Valvestino. Col patrocinio dell'amministrazione comunale e su iniziativa delle associazioni culturali Disvelarte e Quofilm si apre sabato all'ex Monte di Pietà di San Felice del Benaco la mostra «Sui luoghi della Grande Guerra: riscoprire per conservare», che si prefigge di documentare i luoghi di una storia spesso sconosciuta anche a chi appartiene a quel territorio. Su 15 pannelli saranno esposte immagini e descrizioni ad esse relative, contenenti anche un'introduzione alla tipologia e allo stato di conservazione di quanto mostrato: fortini di varia forma e consistenza che vanno dal Parco Alto Garda fino al Caffaro. Per l'inaugurazione della mostra (aperta fino all'11 maggio: sabato e domenica 10-12 e 14-19, in settimana su appuntamento) è prevista anche una breve conferenza dedicata alle conseguenze sociali che il primo conflitto mondiale ebbe sugli abitanti di queste zone. Luoghi in cui la presenza del confine tra il Regno d'Italia e l'Impero austro-ungarico che attraversava la parte superiore del bacino gardesano fu causa di un'intensa attività bellica. Fra la fine dell'Ottocento e la fine della Grande Guerra tutta l'area fu fortificata con costruzioni militari che sarebbero state protagoniste negli anni del conflitto. Calpestando questi luoghi sembra di sentire echeggiare gli spari, gli ordini secchi e i lamenti dei feriti di quei nonni la cui testimonianza patriottica, proprio attraverso questi fortini, ha resistito alle tante epoche succedutesi fino ai giorni nostri. Luoghi che si prestano a escursioni anche di carattere storico, come dimostrano alcuni itinerari. Partendo ad esempio dal rifugio alpino di Vesio si arriva a un ospedaletto da campo con questo percorso: una volta giunti al quadrivio appena prima del Passo Nota, a 1.208 metri, si prende l'indicazione n. 121 per Val Cerése, Corna Vecchia e Dalco, che conduce appunto ai ruderi di quel piccolo ospedale. Da qui si può poi salire per un centinaio di metri per raggiungere la valletta che ospita un piccolo cimitero militare. Proseguendo per la Val Cerése e tenendo sulla destra il Monte Tuflungo, Bocca Fobia, il Monte Zenone e la Valle di Bondo, si scorgono sulla sinistra i ruderi di alcune baracche. Un'escursione che può continuare sulla strada per la Baita Segala, da cui, appena superato il bivio per Legòs e Molina di Ledro, si prende a destra per un sentiero che si snoda lungo il versante occidentale, tra trinceramenti e postazioni ancora ben visibili. Non ruderi, ma testimonianze di un tempo così lontano, ma anche così vicine per quei sentimenti e quelle emozioni percepite oggi come allora: quando queste terre furono contese metro per metro a chi voleva sottrarcele, con il Monte Baldo a fare da scenario per la rappresentazione della vita e della morte. Due variabili per uomini dai destini spesso segnati solo dal caso: per un colpo di fucile o d'un mortaio preso o evitato. In basso, sulle acque comunque serene del lago, i piroscafi si spostavano da una sponda all'altra non per trasportare turisti, come oggi, ma equipaggiamenti da guerra. La furia delle bombe si abbatterà su Brescia il 25 agosto 1915, Desenzano, Sirmione e Salò il 22 febbraio 1916, su Limone il 5 maggio successivo. Alla fine del 1918 l'Italia avrà un'altra geografia. Il lago di Garda nuove storie da raccontare. Nuove memorie da conservare e tramandare di generazione in generazione. Anche attraverso una mostra fotografica.
I forti del Garda, pietre della Grande Guerra
La mostra "Sui luoghi della Grande Guerra: riscoprire per conservare" è stata inaugurata a San Felice del Benaco, in provincia di Verona, con l'obiettivo di documentare i luoghi della Grande Guerra. La mostra presenta 15 pannelli con immagini e descrizioni di fortini e postazioni militari, tra cui quelli del Parco Alto Garda e del Caffaro. La mostra è aperta fino al 11 maggio e include anche una breve conferenza sulla storia sociale della Grande Guerra. I luoghi esposti sono stati fortificati durante la Grande Guerra e sono ancora oggi testimonianze di un tempo lontano. La mostra è un'opportunità per riscoprire e conservare la storia della Grande Guerra e le sue conseguenze sulla popolazione locale.
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