Beatrice Zambiasi direttrice del Parco Alto Garda Ritengo importante dare continuità e quindi rafforzare una tematica che ha visto il Corriere della Sera promotore sin dalla scorsa estate: il Lago di Garda candidato a sito Unesco. Finalmente una proposta intelligente che ha suscitato una risposta positiva da parte delle tre Regioni interessate e delle associazioni di categoria. Chi potrebbe essere in disaccordo su questa tematica? Ovviamente, se tale proposta giungesse a buon fine, l'immagine internazionale del nostro lago verrebbe arricchita con conseguente valore aggiunto per tutta l'attività turistica. Ma un progetto che vuole raggiungere questo obiettivo non può assolutamente prescindere dalla valorizzazione e dall'impegno alla conservazione delle sue biodiversità. Conservare la biodiversità non significa solamente mantenere le diversità nelle forme di vita presenti sul territorio, ma anche salvare patrimoni culturali unici che, con il pretesto dello sviluppo, potrebbero essere definitivamente persi. Gli articoli che si sono succeduti su questo giornale hanno il merito, quantomeno, di aver risvegliato la responsabilità collettiva sul valore ambientale ponendo un quesito sul futuro del nostro bacino. Fra le tematiche da affrontare con priorità è la salvaguardia di quel tesoro che abbiamo solo nel nostro lago: il carpione (salmo trutta carpio , endemismo ittico a rischio estinzione). Un endemismo che l'evoluzione biologica ha plasmato in migliaia di anni e ci ha donato: tutto questo in un bacino di soli 368 km quadrati. Ma non basta. Esistono addirittura due popolazioni distinte, due fenotipi di carpione modellati dalla selezione naturale e dalle diverse caratteristiche ambientali dello stesso lago (alto lago, e basso lago). I tratti biologici di questa mutazione sono di modesta rilevanza, ma ben distinguibili. Questa risorsa, unica al mondo, è stata pesantemente danneggiata, anziché diventare un elemento di grande interesse scientifico sta rischiando, in poche decine di anni, di avviarsi sulla strada irreversibile dell'estinzione. Sarebbe un grave errore se non si cercasse di porre rimedio a tale danno e non solo per il Garda, ma per tutta la coscienza mondiale che oggi è particolarmente attenta alla tutela di un patrimonio che appartiene al mondo intero. Con la perdita di questo endemismo ittico si perde una parte della nostra identità di gardesani. I recenti dati statistici che sono apparsi su questo giornale dimostrano che il turismo sul Garda non ha risentito della crisi generale in atto , ma è in continua crescita. E questo è sicuramente un dato confortante e di orgoglio per tutti gli operatori turistici sul Garda, ci conferisce di fatto un vantaggio rispetto alle altre realtà economiche. Sarebbe opportuno fermarci un attimo a riflettere anziché spremere fino all'ultima goccia quel che rimane di questa ricchezza e di questa bellezza. Un intervento che guarda al futuro, alla salvaguardia dell'ambiente e delle sue biodiversità, può rivelarsi miracoloso sotto tutti i punti di vista.