Il commissario del padiglione Russia della Biennale Architettura di Venezia sarebbe stato licenziato in tronco dal ministro della Cultura di Mosca per aver appoggiato i diritti dei cittadini ucraini all'autodeterminazione. Lo afferma il diretto interessato, lo storico dell'arte e della letteratura Grigorij Revzin, in un post apparso sulla sua pagina Facebook. «Un funzionario del ministero della Cultura ha scritto mi ha appena informato per telefono della decisione presa personalmente dal ministro Medinsky di licenziarmi dalla carica di commissario. E non ho neanche scritto niente sulla Crimea!». «Si può anche dire questa la tesi dello storico russo che tutti gli ucraini che usano il cervello siano banditi, fascisti, antisemiti e russofobi, ma non ha senso, e lo sappiamo».
Il commissario russo alla Biennale licenziato per l'appoggio all'Ucraina
Il commissario del padiglione Russia della Biennale Architettura di Venezia sarebbe stato licenziato in tronco dal ministro della Cultura di Mosca per aver appoggiato i diritti dei cittadini ucraini all'autodeterminazione. Lo afferma il diretto interessato, lo storico dell'arte e della letteratura Grigorij Revzin, in un post apparso sulla sua pagina Facebook. Un funzionario del ministero della Cultura ha scritto mi ha appena informato per telefono della decisione presa personalmente dal ministro Medinsky di licenziarmi dalla carica di commissario. E non ho neanche scritto niente sulla Crimea!. Si può anche dire questa la tesi dello storico russo che tutti gli ucraini che usano il cervello siano banditi, fascisti, antisemiti e russofobi, ma non ha senso, e lo sappiamo.
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