Orsoni: bocca di Lido, impatto ambientale notevole VENEZIA Marittima, Marghera, off-shore al Lido. L'incidente di sabato, quando la Msc Preziosa, a causa di un errore del comandante come ormai ha acclarato la rapida indagine della Capitaneria di Porto ha danneggiato un «finger» per i passeggeri del terminal di Vtp, sommato alla visita del ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti domenica a Venezia, rilancia la «sfida» tra le alternative per le grandi navi. Anche perché è stato lo stesso ministro, da poco alla guida dell'Ambiente e dunque ancora allo studio sul dossier, a chiedere agli operatori e agli enti se non sia possibile anche un po' per «stemperare gli animi» iniziare con lo spostamento di alcune navi, magari quelle più grande e dunque più d'impatto, a Marghera. Se sondaggio doveva essere, quello avvenuto in un hotel della zona di San Marco dopo un pranzo a buffet, è andato male: il fronte del no è stato compatto, dal presidente dell'Autorità portuale Paolo Costa alla Capitaneria di Porto, da Vtp (rappresentata dall'ad Roberto Perocchio, visto che il presidente Sandro Trevisanato era fuori sede) agli operatori portuali, dai sindacati a Confindustria. Anzi, gli operatori l'hanno pure invitato a sostituire il limite delle 96 mila tonnellate, quello più «pesante» che scatterà nel 2015 e che potrebbe quasi dimezzare le navi, con altri paramenti relativi a sicurezza e inquinamento. L'unico a spingere per Marghera è il sindaco Giorgio Orsoni, che lo ha ribadito ieri in consiglio comunale, dopo aver relazionato sull'incidente. «Se una parte delle navi va a Marghera, io sarei d'accordo anche in una prospettiva di sviluppo», ha detto Orsoni. «Rimanere alla Marittima non può non vederci favorevoli perchè lì è tutto fatto - ha aggiunto il sindaco - ma è anche vero che la tutela ambientale è fondamentale e il porto si deve piegare all'ambiente e non viceversa». Orsoni ha invece minimizzato sull'incidente di sabato: «Una casualità, incidenti di questo tipo sono all'ordine del giorno di qualsiasi struttura portuale». Idem Costa, che dopo due giorni di silenzio («mi sono sottratto al festival del banale») usa l'episodio per rilanciare la Marittima. «E' la dimostrazione che bisogna stare molto attenti a dove si arriva - dice il presidente - Servono luoghi ben protetti, specializzati e la Marittima è il terminal migliore e più sicuro del Mediterraneo, non è replicabile altrove». L'invito alla politica è il solito: fare presto. «Stiamo aspettando con ansia che ci dicano come arrivarci in modo diverso - continua Costa - anche perché io sono andato alla fiera di Miami, mettendo la mia faccia, a ribadire alle compagnie che tutto sarà pronto per il 2016. Ne va anche della capacità dello Stato di rispettare le promesse». Ovviamente, per Costa, Marghera resta invece come il fumo negli occhi: «Lì c'è gente in banchina che fa un altro mestiere, che cosa sarebbe successo con un episodio come quello di sabato?». L'asse Costa-Orsoni sembra ricomporsi, invece, per bocciare l'ipotesi di un nuovo terminal al Lido. Il sindaco non si era mai espresso in termini così netti. «Un porto alla bocca di Lido non è indifferente e può creare impatti ambientali non da poco», ha detto in consiglio. Anche Trevisanato sabato aveva ricordato come la Marittima sia il luogo ideale per l'attracco, vista la quasi assenza di moto ondoso e vento, a differenza della strutture off-shore. «Sui progetti del Lido la Capitaneria ha spiegato chiaramente che ci sono problemi di sicurezza», ricorda Costa e lo conferma anche l'ammiraglio Tiberio Piattelli. «Ci sono criticità sia per l'interferenza con le strutture del Mose, che per le correnti e i venti - dice il comandante della Capitaneria - ma questo non significa una bocciatura: possono essere superate in fase progettuale». Quanto all'incidente, ora la questione si sposterà sul fronte legale-assicurativo. In sede penale non ci sarà nulla, anche perché il codice punisce solo il danneggiamento doloso e comunque servirebbe una querela che ovviamente Vtp non farà. «Non ci sono danni alle strutture pubbliche, cioè la banchina - dice Piattelli - E' una questione tra privati». «Abbiamo già contattato due società per la riparazione del finger - conclude Trevisanato - nel frattempo useremo il secondo tunnel, che molti terminal non hanno e che in questo caso è stato per noi provvidenziale».