A colloquio con il direttore di via Settembrini «Al mio arrivo non c'erano attività né programma» È un fiume in piena Andrea Viliani. Appena sbarcato dall'aereo proveniente dal Brasile, reduce dalla Fiera di arte contemporanea di San Paolo, non risente affatto del jet lag se si tratta di difendere il «suo» museo. Il direttore del Madre, insediatosi giusto un anno fa, non ha remore a discutere dei dati, ad affrontare cioè quella «scandalosa» media di ventuno visitatori paganti in media per il 2013 (il totale annuo è di più di trentamila, ma molti biglietti staccati sono gratuiti). «Sono dati pubblici, ci mancherebbe. Ma vanno contestualizzati». Direttore, allora proviamoci. Contesto o non contesto la media dei visitatori è bassissima. «Partiamo da un'osservazione. Nel 2012 e nel 2013 si è registrato il picco della crisi, basta osservare i rapporti sui musei dell'Amaci e di Federculture. Il calo dei visitatori è un dato abbastanza generalizzato, tranne poche eccezioni. Una di queste è il Madre, che anzi risulta in controtendenza. Certo, il 2012 è stato l'annus horribilis per via Settembrini e la ripresa è lenta. Io sono arrivato il primo gennaio del 2013 e risentivamo ancora dei problemi precendenti». Vale a dire? Qual era la situazione del museo? «Per il 2013 ci sono stati cinque mesi senza attività espositive. Il primo buco andava dal primo aprile, quando è finita l'esposizione di SolLeWitt, al 21 giugno. E il secondo da novembre al 20 dicembre. Inoltre il Madre non aveva alcuna attività programmatoria. È da lì che siamo ripartiti, per non parlare del problema di riconquistare la fiducia del pubblico e degli addetti ai lavori. Il museo veniva da un periodo peculiare di polemiche e discussioni». Si è occupato anche di questo? «Certo, si è trattato di ricucire rapporti, radicarsi sul territorio, rimettere in piedi le attività, riconquistare fiducia. Molti credevano addirittura che il Madre fosse ormai chiuso. Poi abbiamo pensato a costruire un nuovo staff con approfondimento delle funzioni, cioè orientato anche alla ricerca». Quali sono gli altri punti del suo programma? «La ricostruzione di una collezione del museo, che da meno di dieci opere è arrivato a cento, tra donazioni, acquisti e comodati d'uso a lungo termine. Vogliamo una collezione che si possa vedere solo a Napoli e che racconti la storia della città e dei suoi rapporti internazionali. Non si può parlare di flop, un museo non rinasce dal giorno alla notte, ma neanche in un anno». L'ex direttore Cicelyn dice che il livello delle mostre si è abbassato... «È una sua opinione. La nostra mostra di Thomas Bayrle sta viaggiando in Europa. Quella di Vettor Pisani ha riportato in auge uno dei grandi protagonisti dell'arte italiana, non è certo un autore locale. E sabato prossimo inauguriamo quella di Ettore Spalletti, coprodotta con il Maxxi e con il Gam di Torino. Un'operazione sinergica che non ha precedenti in Italia, è autorevole e riduce i costi. E nel programma del 2014 ci saranno ancora coproduzioni di mostre. Si tratta di un'azione forte di promozione dell'arte italiana». Eppure si dice che l'arte contemporanea non «tiri» più. «Non è affatto vero, tira sempre di più. Soprattutto perché è uno spazio di libertà interpretativa e di sperimentazione che preserva la memoria del passato e presenta visioni del futuro». Mi riferivo alle strutture museali, non alla funzione civile dell'arte. «L'arte contemporanea ormai è parte di un sistema che fa capo anche alla moda, al costume, allo stile di vita. Non credo proprio che sia in calo, tantomeno a Napoli che ha una lunga storia nel settore. C'è un pubblico consapevole e con grandi potenzialità: il Madre ci sta lavorando». In che modo? «Cercando di ampliarlo, per esempio sul web. Su twitter siamo passati da 600 a 3000 follower e anche su Fb abbiamo 6000 contatti. Poi, puntare sulla gratuità in un periodo di crisi mi sembra una buona politica. Presto avremo un protocollo d'intesa per far entrare gratis gli studenti universitari campani e quelli dell'Accademia. Nel 2013 abbiamo inventato l'agosto gratuito, con tremila ingressi, e lo rifaremo quest'anno. I musei non si reggono solo sullo sbigliettamento, nemmeno quelli americani che sono marketing oriented. C'è tutta una rete di altre attività, come il merchandising, che fanno cassa. Detto ciò, è vero che ci sono stati i tempi d'oro al Madre, con ben altri budget (per il 2013 - 2014 noi disponiamo di soli sei milioni), ma speriamo che tornino. Però, se il Madre era malato, lo ritengo perfettamente guarito».
Napoli. Viliani: altro che flop il Madre è in crescita
Il direttore del Museo Madre, Andrea Viliani, discute con il giornalista con riferimento al basso numero di visitatori paganti nel 2013. Il museo ha registrato una media di ventuno visitatori paganti al mese, con un totale di più di trentamila visitatori. Viliani contestualizza i dati con la crisi economica e il calo dei visitatori in molti altri musei. Tuttavia, il Madre è in controtendenza rispetto ad altri musei. Il direttore spiega che il museo non aveva attività espositive nel 2013, a partire dal primo aprile e fino al 21 giugno, e che non aveva alcuna attività programmatoria.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo