Anche l'efficienza giapponese si è fermata alle porte de L'Aquila. Tra i grandi spot di Silvio Berlusconi sulle macerie d'Abruzzo c'è n'è uno che riporta al paese del Sol Levante: 7 maggio 2011, il grande direttore d'orchestra Tomomi Nishimoto inaugura ufficialmente la Paper Concert Hall, la sala concerti "temporanea" donata dal Giappone all'Italia come contributo alla ricostruzione della città. Un piccolo gioiello architettonico in acciaio, argilla e cartone precompresso, interamente smontabile e ricostruibile altrove. Tra mille ritardi e opacità finalmente un esempio virtuoso, scrivono i giornali. Non così la pensa chi quell'opera l'ha progettata e voluta, l'architetto Shigeru Ban. Dietro gli annunci , la solita storia italiana di ritardi e costi saliti nel tempo, la ricostruzione di uno spazio pubblico finito nel tritacarne degli appalti gestiti dalla Protezione civile dell'era Bertolaso. Tutto raccontato in un'intervista rilasciata nel 2011 alla rivista Doppiozero. I soldi, 500 mila euro, ce li doveva mettere solo il governo giapponese, è invece è dovuto intervenire anche il Comune, per i costi lievitati. Alla fine, a eseguire i lavori sarà un consorzio di imprese edili (la Cme di Modena) diverso da quello da lui scelto. "Ho lavorato ovunque nel mondo, anche ad Haiti. Ma non mi è mai successo una cosa del genere", spiega sconsolato. Oggi l'opera rientra nei Disaster Relief Projects, cioè progetti per portare sollievo alle aree colpite da disastri naturali. "Appena ho saputo di quel che era successo a L'Aquila ho subito chiesto allo staff italiano del mio studio di Parigi di raccogliere tutte le informazioni possibili racconta Ban - Mi ha molto colpito sapere che il terremoto aveva distrutto la sala per concerti della città e che i musicisti e gli studenti sarebbero stati costretti a lasciare la città e a disperdersi. L'Aquila è famosa per la musica ed è sede di un'importante orchestra filarmonica e di una scuola di musica". Partono i contatti con il governo giapponese e con l'università della città. Le risposte sono subito positive, tanto che al G8 post terremoto, Berlusconi e l'ambasciatore giapponese mostrano il plastico del progetto in diretta mondiale. L'area scelta è la prima e unica stazione della "metropolitana di superficie", un gigantesco progetto del 2000, mai completato (7 milioni di euro spesi). "Sembrava perfetta: un grande tetto che giaceva abbandonato spiega Ban - la copertura per la mia sala per concerti. Insieme ai professori, ho incontrato il sindaco che mi l'ha concessa. Anche la protezione civile era d'accordo. Ma poi non hanno più voluto incontrarmi". Ban scopre dai giornali che il progetto è stato cancellato. "Venne fuori che c'erano tre problemi. Il primo riguardava i tubi di cartone, anche se avevo proposto delle alternative. Il secondo riguardava la tettoia: la struttura apparteneva all'impresa della metro, che, saputo del progetto, ha cercato di rivalersi. Il terzo riguardava il budget: non era sufficiente. Ma come potevano affermare che non era sufficiente senza prima vedere il progetto?". Ban si mostra disponibile a cambiare area e iniziare tutto da capo. Ma a quel punto il progetto gli viene letteralmente scippato dalla protezione civile, che assegna l'appalto e gli nega la supervisione. "Scoprimmo che avevano modificato le proporzioni, che per una sala concerti sono molto importanti". Vengono esclusi anche gli studenti che l'architetto aveva coinvolto nei lavori. Ban protesta con l'ambasciata: "Era illegale non rispettare gli accordi, ma loro si preoccupavano soltanto di tutelare l'impresa". Alla fine il consorzio cede e gli permette di modificare il progetto ma chiede più soldi. "Il Comune ci mise 150 mila euro, la protezione civile altri 100 mila", dice Ban che all'ultimo è stato costretto anche a riprogettare una parte del soffitto.
L'AQUILA - LA DENUNCIA Sala concerti: idea giapponese raggiro italiano
Nel 2011, l'architetto giapponese Shigeru Ban si reca a L'Aquila per progettare una sala concerti "temporanea" per il terremoto. Il progetto, finanziato dal governo giapponese, è inizialmente accolto positivamente, ma subisce ritardi e costi saliti. Ban scopre che il progetto è stato cancellato a causa di problemi con i tubi di cartone, la tettoia e il budget. Nonostante ciò, Ban è disponibile a cambiare area e iniziare da capo, ma il progetto viene escluso dalla protezione civile e gli viene negata la supervisione. Il consorzio di imprese edili cede e gli permette di modificare il progetto, ma richiede più soldi.
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