Siracusa. Paul Gauguin e Pierre Bonnard abitavano a casa di uno studente siracusano di Architettura, e nessuno lo sapeva. E' così almeno per quanto riguarda due tele dei grandi pittori francesi, rispettivamente il "Fruits sur une table ou nature au petit chen" e "La femme aux deux flauteuils", scomparse nel nulla oltre 44 anni fa, quando mani ignote le portarono via dall'abitazione di una ricca coppia inglese che le aveva acquistate da Sotheby's. Sembra la trama di un film di spionaggio, e ricorda vagamente la vicenda della Gioconda rubata nel 1911 dal Louvre. In quell'occasione fu un italiano, ex impiegato del museo parigino, Vincenzo Peruggia, che nottetempo se lo infilò sotto al cappotto e se lo portò via al mattino, indisturbato, convinto che il capolavoro dovesse fare ritorno in Italia. In questo caso però i due quadri raffiguranti una natura morta quello di Gauguin, e una donna distesa in poltrona quello di Bonnard, sono stati scovati nel 1975 da un operaio meridionale impiegato alla Fiat di Torino, padre dello studente della provincia aretusea, nella polvere del deposito della stazione piemontese e acquistati all'asta per sole 45 mila lire. Senza saperlo il genitore - cultore di oggetti particolari - portò con sé una fetta di storia dell'arte francese. Ma anche quello che adesso potrebbe trasformarsi in un bel bottino in termini economici. Il valore complessivo delle due opere si avvicinerebbe ai 40 milioni di euro, 15-35 milioni di euro il Gauguin, 500-600 mila euro, il Bonnard. Eppure pare che il padre dello studente li avesse scambiati per croste qualsiasi, e altrettanto devono aver fatto i suoi familiari nel corso di questi 40 anni, abituati ad avere per casa il dipinto di quel piatto di frutta e quello di una donna distesa, così tanto diversa dalle pin up del momento. Anni trascorsi da quadri normali, contro una parete anonima, in cucina, a fare da testimoni a cene liete o pranzi silenziosi, compleanni, senza che nessuno si rendesse conto - pare - del valore effettivo dei due dipinti, che è di svariati milioni di euro. E' il giovane studente di architettura, però, che negli anni cerca di sapere di più di quei quadri, che mani distratte nel corso degli anni hanno spostato in varie zone della casa, persino in veranda. E così svolge le sue ricerche scartabellando libri d'arte, cercando di decifrare le firme degli artisti sulle tele. Non sa nulla della provenienza dei quadri, se non che il padre ne fu colpito e se li portò via da un'asta alla buona, a Torino. Non sa nulla del furto che si consumò nel 1970 nella casa dei coniugi Marks e Kennedy (dove Marks sta per Marks Spencer, la nota catena di grandi magazzini abbigliamento). Cerca, indaga, il giovane studente, e addirittura si rivolge agli esperti della sovrintendenza, che però non sembrano dargli credito. Le due tele, nel corso degli anni, vengono ispezionate centimetro per centimetro, come se da qualche parte tra i grumi di colore o sul retro dovesse nascondersi la risposta al mistero della loro origine. Fino a che, comparando la grafia della dedica sul quadro col piatto di frutta, non scopre che è identica a quella di Paul Gauguin. La scoperta è incredibile, così come quella che lo condurrà a scoprire che l'altro quadro è opera di Pierre Bonnard. Due capolavori. Due pietre miliari dell'arte francese che adesso sono sotto la tutela dei carabinieri del Nucleo patrimonio culturale. Adesso i due quadri, dopo oltre 40 anni di oblio hanno riacquistato la loro identità, passati dalle polveri di un magazzino ferroviario torinese ad una sala d'asta anonima, fino alla cucina di una famiglia siciliana e infine sui trespoli della presentazione ufficiale di ieri, quando il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, e il generale Mariano Mossa del comando Tutela patrimonio artistico hanno potuto presentarli al mondo come figli del genio di Bonnard e Gauguin. «Dopo la segnalazione che abbiamo ricevuto - ha raccontato il generale Mossa - siamo riusciti a rintracciare una sola fotografia, relativa all'asta dove era stato inizialmente acquistato il Gauguin, il 28 giugno 1961 a Londra. Le tele non comparivano in nessun altro catalogo. Era segno che era state rubate o disperse». Poi, eccole fotografate sul New York Times e su un quotidiano di Singapore del giugno 1970, a corredo di un articolo sul furto: le opere erano le stesse. Adesso si cercherà di scoprire in che maniera i due quadri siano passati di mano dopo il furto del 1970 in casa della ricca coppia londinese, fino a raggiungere Torino. Dopo il furto, le tele spariscono. In verità, ma questo si capirà solo pochi mesi fa, sono in viaggio. Arrivano prima in Francia e poi "salgono" su un treno Parigi-Torino. Ma qualcosa va storto, forse alla frontiera. Le due tele restano a bordo del treno e quando a Torino il personale sale per le pulizie le prende e le porta all'Ufficio oggetti smarriti, come un ombrello dimenticato sul sedile. Nel 1975, Ferrovie dello Stato mette all'asta tutti gli oggetti dimenticati sui treni e non reclamati. L'operaio siciliano della Fiat nota i due quadri e se ne innamora. Se li aggiudica con altri oggetti non di valore per un totale di 45 mila lire. E viste le misure quasi "gemelle" (44 x 54, il Bonnard; e, dopo un taglio eseguito dai ladri, 46,5 x 53 il Gauguin), le appende in cucina, prima a Torino e poi, dopo la pensione, nella sua casa in Sicilia. Soltanto le indagini della procura di Roma e dei carabinieri potrebbero sciogliere il nodo e appurare se esistano diritti di eredità da parte dei discendenti dei proprietari originali. «Messo al corrente - ha raccontato il generale Mossa - il signore siciliano ha consegnato spontaneamente le opere. Ora sono in corso contatti con le autorità britanniche. A noi risulta che i Marks- Kennedy non abbiano eredi, ma probabilmente ci saranno rivendicazioni che saranno valutate». Insomma, si deciderà del destino di quelle due tele che nacquero opere d'arte, divennero refurtiva, giunsero in Italia in treno e scomparvero in un magazzino, prima di seguire il viaggio di ritorno di un piccolo operaio meridionale che amava l'arte, e che indipendentemente dal loro valore riservò al piatto di frutta e alla donna in poltrona un posto d'onore sulle umili pareti della sua casa di paese. 03042014