Riscoprire «Bruto» e gli altri capolavori del genio, nel nuovo allestimento del Bargello Alto da capogiro il soffitto a crociera, bianche le pareti, piccole le porte d'ingresso, l'una vicina all'entrata del palazzo, la seconda socchiusa sul cortile gremito di ricordi storici; la grandissima sala è un invito alla lunga sosta. È la sala di Michelangelo, e in effetti è qui che sono esposte quattro opere sicuramente di mano del Buonarroti: il famoso Tondo Pitti, Madonna col Bambino e San Giovannino, il grande Bacco alto più di due metri, il David Apollo, e il severo busto di un Bruto che si dice veramente somigliante, per una serie di ricordi aneddotici, allo spietato congiurato della storia. Qui ci sono ancora il miracoloso equilibrio del Narciso di Benvenuto Cellini, l'imponente coppia perfetta di Adamo ed Eva di Baccio Bandinelli, il basamento fatto da Benvenuto Cellini per il suo Perseo, e quel Mercurio Volante del Giambologna che resta il simbolo più affascinante dell'equilibrio vincitore del peso della materia. Ci sono voluti tre anni per arrivare a tanta ambiziosa sistemazione voluta dalla direttrice del Bargello, Beatrice Paolozzi Strozzi e dai suoi collaboratori, ed è lei che racconta l'impegno della scelta di questa sala e della sala dell'Armeria, al piano superiore. Un attento studio che, nello stesso tempo, ha portato alla pubblicazione dell'enciclopedica Guida Ufficiale (la prima) edita da Giunti Editore. La sala di Michelangelo, ricorda la storica dell'arte, aveva subito modifiche e inserimenti che ne avevano diminuito la fruibilità, e quindi hanno dovuto trasferire altrove opere importanti, ma non naturali nella sala dove entravano il basamento del Perseo celliniano, o il Bacco del Giambologna. È questa, nel mondo, la più importante sala dedicata al fiore della scultura nella Firenze del Cinquecento. E partendo da qui nel visitatore cresce anche l'impulso a salire al piano superiore per incontrare altri capolavori fiorentini cari a tutti. Ed ecco allora esaudito, come logica continuazione del conturbante incontro con la riordinata sala di Michelangelo, il potente desiderio di riaccostarsi a uno dei più commoventi esempi di maestria della Firenze del primo Rinascimento, il David di Donatello. Eccolo dunque là, fiore miracoloso di un intuito assoluto, l'adolescente la cui nudità allude simbolicamente all'umiltà, ma anche al coraggio assoluto di chi deve vincere la superbia e la forza bruta. La statua fu commissionata nel 1440 da Cosimo il Vecchio, e sempre seguita dall'amore dei fiorentini, è passata anche per gli Uffizi prima di arrivare nella enorme sala dell'Udienza del Podestà del Bargello, dove gli fanno compagnia il David del Verrocchio, opere del Ghiberti, le madonne di Luca della Robbia. Tutto il Bargello, restaurato o no, è stato sede del governo, prigione atroce, luogo di esecuzioni sanguinarie, in una parola monumento vivente della storia di Firenze. Proprio qui nel 1302 fu pronunciata la condanna a morte di Dante Alighieri e decretato il suo esilio perpetuo. Il salone che appartiene al nucleo più antico del Palazzo, costruito nel 1255 circa, ha visto svolgersi momenti più che importanti nella storia della civiltà. Adesso, dopo gli ultimi coinvolgenti restauri, anche questa parte del Bargello, con la sua lunga complicata storia va considerata quale pezzo essenziale delle vicende di Firenze