SALERNO - «Ispezione del MInistero su Legambiente». È quanto ha chiesto il pm Carmine Olivieri qualora il processo al Parco Fuenti che, secondo il magistrato, è «una gigantesca speculazione edilizia per la realizzazione di un complesso turistico in una zona dove dovrebbe vigere l'assoluto divieto di qualsiasi edificazione sia pubblica che privata», dovesse concludersi con la condanna degli imputati, l'imprenditrice Maria Rosaria Mazzitelli, il tecnico comunale Domenico Manzione e il progettista Massimo Adinolfi. Lo ha detto chiaramente nelle conclusioni della sua requisitoria quando dispone la trasmissione della sentenza «ove di condanna al MInistero dell'Ambiente per le iniziative ispettive di propria spettanza ai sensi della legge n.3491986 in ordine all'operato di Legambiente Salerno circa la vicenda Fuenti, e segnatamente in ordine ad eventuali contegni non consoni allo statuto avuti da Legambiente in occasione della sua partecipazione alla conferenza dei servizi tenutasi per l'approvazione del progetto Fuenti». A quindici anni dall'abbattimento, dunque, si è riaperto il caso Fuenti. Ma mentre allora Legambiente era dalla parte degli accusatori (non dimentichiamo che la definizione di «ecomostro» fu coniata dagli ambientalisti proprio in quell'occasione) ora siede tra gli accusati. Altra non marginale differenza, l'impatto mediatico della vicenda: mentre all'epoca l'Amalfitana Hotel si conquistò le prime pagine di tutti i giornali, oggi il Fuenti bis non buca. Sarà perchè a Salerno in questo momento si parla solo del Crescent e del suo destino appeso al filo delle interpretazioni ope legis o perchè brucia ancora quel verdetto inappellabile di distruzione totale, rimasto inattuato per altri scempi edilizi, fatto sta che sul nuovo Fuenti non si registra lo stesso clamore che sollevava il vecchio. Quando fior di intellettuali, alcuni dei quali oggi passati armi e bagagli a difendere l'emiciclo progettato da Bofill, si mettevano alla testa di vere e proprie battaglie, anche giornalistiche, con l'obiettivo sanfedista di abbattere l'"ecomostro". La colpa di cui si sarebbe macchiata Legambiente è di essersi schierata con la famiglia Mazzitelli nel sostenere il progetto di riqualificazione dell'area che ospitava il vecchio albergo. E mentre Italia Nostra, in conferenza dei servizi, aveva insistito sull'inedificabilità dei luoghi, Legambiente aveva preferito recuperare il sito ad un progetto pur approvato da Regione e Soprintendenza. Il 10 aprile sono previste le arringhe della difesa. Poi il verdetto.