«A Bergamo è mancata la "proiezione", una mancata visione che ha a che vedere con la politica e l'architettura, ma la Gamec può costituire un ponte verso la città del futuro». Stefano Boeri, architetto, urbanista e politico milanese (fino al 2013 assessore alla Cultura, Expo, Moda e Design nella giunta di Giuliano Pisapia) dopo il passaggio in città per il convegno «(Il) Capitale della Cultura» riprende la corsa di Bergamo 2019 per lanciare l'idea di una nuova Gamec. «Con la candidatura della Capitale Europea, Bergamo ha perso una grande occasione», ribadisce. Perché, secondo lei, non è entrata nella short list? «Tutte le città finaliste hanno cercato di raccontare una trasformazione verso un futuro diverso. Cagliari si è proposta come città in grado di sfidare il tema della portualità, candidandosi come nuovo polo turistico. Anche Matera, città disperata, ha saputo inventare un racconto sui suoi sassi come spazi da abitare, mentre Siena, fortemente provata dalla vicenda della Montepaschi, ha fatto leva su questi disastri della finanza, per rilanciare la città su un piano diverso. A Bergamo, alla componente politica e progettuale, è mancata la capacità di narrare una transizione» . In che senso? «La politica deve trovare una narrazione e forme di compromesso, mentre l'architettura ha il compito di creare un simbolo per dare carne e corpo a questa idea». Un'occasione persa che può essere recuperata? «Le occasioni si possono costruire e Bergamo deve programmare questa transizione». Come? «È una città-snodo, tra pianura e valli, che racchiude un patrimonio artistico e culturale formidabile, godibile anche grazie all'accessibilità». La carta da giocare? «Una Gamec di grande forza potrebbe essere il miglior simbolo della transizione». Come se la immagina? «Come diffusa. Il tema non è tanto quello del trasferimento ai Magazzini Generali. Si potrebbe ipotizzare una Gamec con più sedi, più spazi distribuiti tra Città Alta dove, mi risulta, ci sono contenitori vuoti a costi ridotti, che andrebbero riempiti con piccole collezioni preziose. Altri spazi ai Magazzini Generali per grandi manifestazioni, mentre sono convinto che il recupero della Montelungo sia la vera, affascinante sfida da vincere». Un frazionamento «Il problema, a mio avviso, va anche sdrammatizzato, fermo restando che mi piacerebbe capire come mai l'attuale sede dovrebbe essere dismessa, quando invece, con la vicinanza alla rinnovata Accademia Carrara, la Gamec potrebbe uscirne rafforzata. Spostare tutto ai Magazzini Generali mi pare eccessivo, anche se è una progettualità che ha trovato sostegno finanziario da parte di Ubi Banca». A proposito di sponsor... si può parlare di mecenatismo moderno? «Si trova con sempre più fatica chi, singolarmente, investe in progetti e, quando l'investimento diventa "collettivo" lo sponsor perde interesse. Quello che si sta facendo strada è un approccio diverso, l'adozione di una progettualità: si chiama al tavolo uno sponsor e gli si chiede di condividere un pezzo di futuro». Un esempio? «Molto pratico. Se a Bergamo la politica fosse in grado di chiamare a raccolta non una sola banca, ma più banche dicendo: in città ci sono degli spazi adottateli insieme a noi per quattro, cinque anni. I luoghi sono importanti, danno identità, diventano la propaggine fisica di chi se ne occupa».