Lagnarsi di quel che fanno le Soprintendenze è di Destra. Ma tacere è di Sinistra? Viene in mente quella canzone di Gaber. Che purtroppo non c'è più e non potrà darci lumi in merito. C'è comunque Salvatore Settis a ricordarci che la critica all'operato delle Soprintendenze nasconde il più delle volte l'elogio del mercato, e è bene che le Soprintendenze abbiano tutto l'appoggio possibile da parte dei cittadini di buona volontà, e la loro comprensione anche: visto l'attacco che ad esse viene da anni subdolamente mosso lasciando che il loro personale raggiunga ormai un'età media vicina ai 60 anni. Però. Però spesso capita di non trovare la chiarezza e coerenza necessarie nelle posizioni e veniamo a Brescia che la Soprintendenza assume. E tacere può divenire allora il segno del timore di mescolarsi a quanti vedono il suo intervento come un'indebita interferenza, oppure della prudenza di chi sa che non conviene diventare inviso a chi sia ben chiaro: grazie a Dio, o meglio: alla Costituzione detiene un potere insindacabile. Però, la difficoltà si avverte. Può incoraggiare che questo ufficio oberato di lavoro, per fare un esempio, trovi il tempo di sanzionare l'eccessiva presenza di sedie e tavolini in Piazza Loggia, ma si vorrebbe che non lasciasse cadere quel fatto a dir poco stravagante che consiste nell'occlusione, da parte di un negozio di profumi e bijous, dell'entrata principale di una delle stazioni ferroviarie storicamente e architettonicamente più rappresentative quantomeno del Settentrione. E per venire a un fatto di questi giorni: la vicenda della Valle di Mompiano, e della sua Polveriera. È certamente necessario che se ne conservino i segni quando alla vocazione agricola e forestale della Valle ne sta subentrando una nuova, di carattere ricreativo e ambientale. E dunque bene la prescrizione volta a preservare la memoria di quel passato militare: ma perché non solo le forme e le volumetrie si prescrive che vadano conservate, ma addirittura i muri dei piccoli modestissimi edifici che costellano il territorio dell'ex Polveriera, quando si è assistito alla sistematica demolizione della quasi totalità delle fabbriche del Comparto Milano, segni di un passato ben più significativo nella storia della città e vivo nella memoria dei suoi abitanti? Ripetiamolo: il parere della Soprintendenza non è un parere fra gli altri. Non si tratta di contestarne il merito, ma di capirne il senso. Questo sì. È un diritto senza il quale quella che si chiama cittadinanza attiva subisce una lesione scoraggiante. Quel che si chiede non è né maggior rigore né maggiore duttilità. Ciò di cui si sente il bisogno è tempestività, chiarezza anche per i non addetti ai lavori delle motivazioni degli interventi, e coerenza tra di essi. Queste le coordinate di un'auspicabile pratica di confronto, organico e continuativo, non solo con i decisori, pubblici o privati che siano, ma con la città e gli orientamenti che in essa via via emergono.
Brescia. Soprintendenza decisioni chiare
La Soprintendenza di Brescia è stata oggetto di critiche per la sua mancanza di chiarezza e coerenza nelle sue posizioni. Alcuni critici sostengono che la Soprintendenza sia troppo legata al mercato e che non sia sufficientemente protetta dai cittadini. Inoltre, la Soprintendenza è stata accusata di non prendere posizione sufficientemente forte contro gli interventi che minacciano la sua autorità, come ad esempio la demolizione di edifici storici. Il critico Salvatore Settis sostiene che la Soprintendenza debba essere più tempestiva, chiara e coerente nelle sue motivazioni e azioni.
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