E' una vicenda che si trascina da tanto, troppo tempo. Oggetto della contesa non è un'eredità contestata, ma un patrimonio comune all'umanità, quella Madonna del Parto che Piero della Francesca affrescò, prima del 1465. sulla parete di una chiesetta nella campagna che circonda la collina di Monterchi. Si chiamava Santa Maria in silvis, risaliva al XIII secolo, poi ribattezzata Santa Maria di Momentana. Completamente distrutta dal terremoto del 1785 (solo la parete con l'affresco si salvò), fu riedificata come cappella a servizio del cimitero nato in seguito alle riforme del Granduca Pietro Leopoldo. Piero dipinse quella «Madonna dell'aspettazione del parto» (la festa «Expectatio Beatae Mariae Virginis» si celebrava il 2 luglio) a Monterchi, paese natale della madre, in quella chiesetta fuori del paese, perché essa era verosimilmente un luogo di culto mariano. E nell'ideare quell'immagine mirabile, la luce, punto irrinunciabile della sua arte, giocò un ruolo insostituibile. La cappella originaria era infatti illuminata da un rosone che indirizzava la luce proprio sulla parete dell'altar maggiore, e questo duplice flusso, luce naturale e luce dipinta, sono parte integrante del capolavoro. Premessa necessaria a una vicenda alle battute finali. L'affresco fu staccato in occasione dei restauri realizzati dal marzo 1992 al luglio 1993 ed è a tuttora conservato in quella exscuola nel centro del paese che avrebbe dovuto ospitarlo solo il tempo necessario ai lavori. Motivo facilmente intuibile: la Madonna del parto dirotta in paese i visitatori. Gli anni sono passati, i protagonisti della vicenda cambiati, un nuovo vescovo, un nuovo sindaco e la decisione finale atterrata dalla sovrintendenza competente (quella di Arezzo) a Roma sul tavolo del ministro. Perché Gualtiero Bassetti, vescovo di Arezzo, ha fatto causa al Comune rivendicando la proprietà dell'immagine, con lo scopo di restituirla al culto. Tant'è che i contendenti sono stati invitati dal giudice civile del Tribunale di Firenze Paolo Braccagni a una conciliazione, concedendo, su specificai richiesta delle parti, un'ulteriore proroga al 23 aprile. Il Comune avrebbe individuato tre aree all'interno dell'abitato dove poter edificare una nuova cappella che ricostruisca le originane condizioni di luminosità. La Curia rifiuta la creazione di un luogo di culto ex-novo in una realtà che già ne possiede tre. San Simeone. proprio in cima al centro storico del paese, la chiesa del Monastero delle Benedettine e appunto la cappella di Santa Maria di Momentana. Così la soluzione parrebbe concretizzarsi in due edifici adiacenti alle altre due chiese. Quando l'avvocato Vittorio Chierroni, che difende il Comune, afferma che «le posizioni sono vicinissime», non potrebbe dire cosa letteralmente più esatta: solo una parete separa le parti. Perché la proposta conciliativa del Comune prevede la creazione di una cappella all'interno di uno dei due edifici, e una porta di collegamento alla chiesa, che verrebbe aperta a scadenze definite per i riti; il resto dell'edificio ospiterebbe le strutture di supporto quali biglietteria, book shop ecc. Finanziamenti comunitari disponibili coprirebbero il 60 dei costi, risorse locali ed eventuali sponsor, nell'auspicio del sindaco Gabriele Severi, sarebbero facilmente rinvenibili. Sarà poi il ministero per i Beni e le attività culturali a pronunciare la parola definitiva, ma se la sovrintendenza di Arezzo è sempre stata ferma nel rivendicare il ritorno dell'affresco alla chiesa di Santa Maria di Momentana, dalle relazioni del Comitato nazionale del Ministero appaiono degli spiragli per un'eventuale permanenza nell'abitato.