Magnani: tanti traslochi nella storia MESTRE Che le opere d'arte nelle città abbiano vita dura non è storia solo di questi decenni. E le Vele di Nicola Carrino, la grande scultura di piazzale Donatori di sangue che il sindaco Orsoni ha deciso di far spostare, è solo l'ultimo esempio. L'occasione è il restyling della piazza e di via Rosa, che sarà pedonalizzata e poco importa se l'opera è nata proprio per il piazzale (site specific le chiamano gli addetti ai lavori), pensando alla prospettiva di villa Erizzo. Le Vele non sono l'unico caso recente. Prima, anche se in un quadro del tutto diverso c'è stato il «Ragazzo con la rana» di Man Ray, spostato da Punta della Dogana perché non piaceva ai veneziani. E più indietro nel tempo la «Mano» di Gavin Hellier, arrivata in riva degli Schiavoni per la Biennale arte e finita al Vega. Il dibattito è aperto, tra chi brinda allo spostamento e chi contesta la scelta (e i costi) di spostare l'opera ormai familiare. «Va fatta una sottolineatura prima di gridare allo scandalo dice Angela Vettese, assessore alle attività culturali del Comune la storia dell'arte è piena di opere site specific viste in altri luoghi, una su tutti il David di Michelangelo. Gli spostamenti sono accettabili se ci sono delle necessità importanti come in questo caso». «Lo spostamento dei pezzi artistici fa parte della storia delle città italiane ed europee da sempre dice anche Carlo Magnani, direttore del dipartimento di Culture del Progetto di Iuav - se sono site specific spostarli però è un controsenso. Non è un rottame che può essere messo ovunque. Se ci sono possibilità di inglobarlo nelle nuove progettazioni meglio. E' chiaro che un'opera va rispettata per quello che è, valutando se blocca o meno un rinnovamento». Nel caso di piazzale Donatori di sangue nessuno ha detto che lasciare le Vele impedirebbe il restyling, anche perchè spostare l'opera significa aprire mezzo piazzale per tirare fuori gli enormi basamenti. «Se qualcosa si fissa nell'immaginario collettivo ormai appartiene a quel luogo e alla sua memoria dice Giancarlo Carnevale ex preside di Architettura allo Iuav gli oggetti simbolo raccontano l'identità dei luoghi. Anche un'insegna come quella di "Campari" dello skyline del Lido di Venezia. Era un carattere identitario forte. Lo stesso vale per le Vele. Ci sono da anni, il progetto può prevedere il loro mantenimento». La giunta però è già al lavoro per trovare un luogo alternativo, il parco di San Giuliano o il parco di Bissuola. «Non lo vedrei come un problema ideologico dice Renzo Dubbini, direttore del dipartimento di Architettura costruzione e conservazione - i luoghi urbani cambiano e possono cambiare. Ma se i monumenti che vi sono assumono un carattere simbolico, cambiano modo di percepire questi luoghi, è diverso. Va fatta una distinzione anche sulle opere. Ci sono opere site specific come il monumento alla partigiana di Carlo Scarpa in cui è stato il luogo stesso a determinare il monumento e altre come i monumenti di piazza». Per restare a Mestre la scultura di Viani sulla fontana di piazza Ferretto non ha mai sollevato polemiche o perplessità. «Il vero tema ora sarà decidere dove andranno dice Marino Folin non si può certo dimenticarle in un deposito. Se verranno spostate in un luogo consono assumeranno valore anche lì. Basti pensare alle "ali" che sovrastano il cotonificio di Iuav. Erano state preparate per la Biennale del 1991, in Arsenale, ora hanno cambiato lo skyline. La statua della libertà, per dire, era stata pensata per Parigi. Se le Vele non ci sono nel ridisegno della piazza non ha senso urlare allo scandalo. Occupiamoci piuttosto di dove metterle».