I libri possono servire a tanti usi. In questo caso, il bel diario-memoir di Cesare Veronico La bellezza disarmante (sottotitolo «Dalle servitù militari all'economia verde», Il Grillo editore, Gravina 2013, pp. 124, euro 13) serve a non perdere la memoria e a proseguire una lotta difficile quanto necessaria. Il lungo percorso che ha portato nel 2004 all'istituzione del Parco nazionale dell'Alta Murgia parte nel 1960, con l'arrivo sulla Murgia dei missili americani Jupiter, lunghi quasi venti metri e larghi poco più di due e mezzo, destinati ad essere armati con testate nucleari: siamo in piena guerra fredda, la tensione tra Stati Uniti e Unione Sovietica sale ogni anno di più, la costruzione del muro di Berlino nel 1961 e la crisi dei missili russi a Cuba nell'ottobre del 1962 porta il mondo sull'orlo di un conflitto nucleare. Per fortuna, il peggio viene evitato e la tensione smonta rapidamente, finché quelle «testate nucleari sulle Murge vengono ufficialmente smantellate» il 21 giugno 1963. Ma delle tracce ben visibili delle basi dismesse sono ancora lì, sotto gli occhi di tutti. Da quel momento prende le mosse una lunga lotta per la valorizzazione naturalistica e ambientale di un territorio tanto bello quanto fragile, assediato dagli uomini (discariche, cacciatori, attività economiche ed edilizie non sempre compatibili con una equilibrata gestione del territorio) e ciclicamente «sequestrato» dall'esercito per ampie e prolungate esercitazioni a fuoco. Una lotta focalizzata nel 1991, dopo l'inserimento dell'Alta Murgia in una legge sulle aree da proteggere, intorno all'idea della creazione di un Parco nazionale. Cesare Veronico (barese, classe 1960), che da assessore della Provincia di Bari ha seguito il lungo iter che ha portato alla nascita del Parco, ne è diventato presidente dal 2012. E da presidente sta ora conducendo una lotta contro le servitù militari dell'area protetta. Ovvero, per individuare insieme all'esercito, alla Regione Puglia e ai ministeri competenti, soluzioni diverse perché i militari possano continuare le loro esercitazioni al di fuori dell'area del Parco. La lotta è tuttora in corso, il suo esito tutt'altro che scontato. Veronico la racconta alternando l'io al noi, la dimensione personale a quella collettiva del leader che sente la responsabilità della sua gente e dei suoi luoghi. E il testo, che si legge d'un fiato, acquista epicità quando Veronico fa appello alla vecchia passione musicale (da dj e organizzatore di eventi musicali degli anni Ottanta) citando a mo' di commento parole e titoli di Rolling Stones, Simple Minds, Lou Reed, Pink Floyd. A ricordare che nelle cose occorre metterci cuore, oltre che testa.