Una cosa sarebbe la comunicazione, un'altra l'immagine. Monia Aliberti, nuovissimo assessore comunale alla Comunicazione (per l'appunto), non mischia grano e loglio. Suo compito sarà «raccontare al meglio le cose che il Comune realizza», ciò che finora «non è stato ben raccontato all'esterno». E anche se per adesso, come ha candidamente spiegato, non sa ancora come farà, di una cosa è evidentemente convinta: del fatto che se oggi risulta fallimentare la cosiddetta narrazione delle res gestae del Comune di Napoli, ciò non dipende dal fatto che non c'è molto da raccontare, ma soltanto da difetti di comunicazione. Il Comune di Napoli è infatti un Grande Incompreso. E Aliberti non lo dice, ma la sua pare una canzone molto simile a quella tante volte intonata dai Cinque Stelle è anche circondato dalla cattiveria degli organi di stampa. Cambiamo fronte e andiamo a Parigi, dove è stato presentato il Forum delle Culture. Oggetto misteriosissimo fino a poche ore fa, ci sarebbe già da gioire per la certificazione della sua esistenza in vita. Solo che, a valutare ciò che è stato annunciato, non lo si direbbe proprio di strepitosa originalità, né di vulcanico impatto internazionale. A prima vista, anzi, lo si direbbe il risultato del poco giudizioso accoppiamento di due strategie opposte: da un lato, un dirigismo politico che consiste più che altro nel pagare cento ciò che costerebbe dieci; dall'altro, la ridondante celebrazione del mitico ascolto di ciò che viene proposto «dal basso». Meno male che il presidente Caldoro ha messo le mani avanti: ha infatti ricordato che la crisi economica ha imposto drastici tagli, sicché per il Forum, invece dei 46 milioni inizialmente previsti, se ne stanzieranno «soltanto» 16. Il problema è che se uno rapporta questa cifra al programma messo in campo, anche quei 16 appariranno una strabiliante enormità, almeno a noi che siamo afflitti dal solito esprit mal tourné, fra il giornalistico e l'andreottiano; senza contare che forse, chissà, sarà tutta colpa di un difetto di comunicazione. Arma letale della postmodernità assistita, la comunicazione, per come si continua a intenderla qui, somiglia assai più alla propaganda che all'informazione. Bisognosa di pletorici staff, della distribuzione di cospicue prebende e generose elargizioni, anche in tempi di spending review risulta infinitamente più costosa della comunicazione ordinaria, e tuttavia, come ha certificato la Aliberti, non è detto che funzioni meglio. Scorrendo il programma del Forum ci s'imbatte non solo in una serie di manifestazioni di dubbio rilievo, ma anche in alcune incomprensibili contraddizioni. Se, per esempio, da un lato si sottolinea la vocazione del Forum come ponte fra culture, col corredo della vocazione mediterranea di Napoli e dello scambio fra sponde Sud e Nord, non si capisce poi come tale impostazione non trovi esito in campo artistico, visto che in questo ambito il Grande Evento sarà il trasferimento al Pan di una mostra di Andy Warhol che lo scorso ferragosto stava a Porto Cervo, e che è una delle tante, non tutte memorabili rassegne fatte dovunque nel nome di questo artista. Che legame c'è tra Warhol e la sponda Sud del Mediterraneo? Lo sa Dio; il quale saprà ancora meglio che senso abbia parlare ancora di Warhol, e in questo modo, in una città che in anni non lontani ne è stata addirittura committente, e al più alto livello. Ma mica c'è solo Warhol, ah no! È un fuoco di fila di idee strepitose, che spesso riciclano sotto una più nobile insegna cose straviste. Come le «mostre impossibili», peraltro «impreziosite» (comunicazione ufficiale) dalla presenza delle macchine di Leonardo, le quali, anche loro, sono un classico del trovarobato espositivo che da decenni tutta Italia, da Peretola a Canicattì, ogni tanto tira fuori dagli armadi. Il Forum porterà a Napoli e in Campania una serie di intelletuali la più parte dei quali ci sono già venuti un sacco di volte senza che nessuno suonasse la grancassa. E metterà il cappello sul trentennale di Eduardo, ricorrenza che, Forum o no, Napoli avrebbe celebrato comunque. Quanto al dialogo interculturale, la pace in Medio Oriente, e i tanti festival inventati per l'occasione (la «comunicazione ecologica» nella Terra dei Fuochi, l'alimentazione, la matematica, la memoria ecc.), vara una gragnuola di iniziative eccezionali solo in quanto non destinate ad avere un seguito e irrazionalmente sovrapposte a tutto ciò che in quei luoghi viene promosso extra-Forum. Chiunque abbia una minima conoscenza delle manifestazioni che si organizzano in Campania sa che contenitori ben più piccoli del Forum sanno elaborare programmi assai più interessanti. Tre soli week end estivi de «Le conversazioni» di Capri, per dire, portano in Campania un numero di scrittori internazionali molto più alto e aggiornato. Per contro, importanti manifestazioni caratterizzate per anni da alte professionalità artistiche e manageriali sono abbandonate al loro destino. Un solo esempio: quello del Sannio FilmFest di Sant'Agata dei Goti. Perché, dunque, non si fa mai tesoro delle esperienze maturate nel tempo? Perché si finisce sempre per ignorare il buon lavoro fatto da altri e gli si preferiscono dispendiosi carrozzoni che, alla prova dei fatti, non partoriscono nulla di veramente nuovo? E perché, invece di aiutare quelle esperienze a radicarsi nello spazio e nel tempo in modo che possano anche tornare preziose in occasioni, come questa del Forum, in cui serve una chiamata a raccolta di tutto ciò che di valido esprime il territorio; perché, invece di far così, si sceglie sempre di favorire l'evento-scartiloffio che, come ognun sa, non produrrà alcunché di stabile, di durevole, di utile al di là del breve spazio in cui verrà consumato?