Renzo Piano è un grande italiano di oggi. I suoi contributi al Senato sono già memorabili, la sua fiducia nell'Italia e nei giovani e la sua visone del futuro sono un invito a tutti. L'apprendere della sua nomina a senatore a vita fu per me un momento di gioia, che venne illuminato dal ricordo di quell'altro momento indimenticabile quando vidi per la prima volta il Centro Pompidou, edificio alieno e dirompente come pochi altri all'epoca (il progetto risale al 1971 e il Centro venne aperto al pubblico nel 1977). Immediata, allora, la mia sensazione di stupore e di gratitudine: «Che bello che sia stato proprio un italiano a compiere un gesto di rottura simile». E quale sorpresa vedere il Beaubourg a lavori finiti, con i ragazzi delle scuole medie di Parigi seduti per terra a sfogliare atlanti e enciclopedie, in un clima rilassato, gioioso, dedicato allo studio e all'apprendimento. Sì, il cuore di Renzo Piano batte per la scuola e per la didattica. È il suo attuale programma al Senato, assieme all'attenzione per le periferie. Sono temi, questi, anche squisitamente sudtirolesi. Spesso dimentichiamo il nostro status di periferia, se guardiamo sia a nord, sia a sud. Bolzano si sta svegliando da un letargo decennale da entità periferica all'interno della più grande periferia della provincia e si scopre poco preparata a affrontare il nuovo ruolo, centrale, che verrà attribuito alla città. Una città divisa che non sente fino in fondo il ruolo di capoluogo e tanto meno di capoluogo di una provincia autonoma suffragata da uno statuto fondante che ha valore costituzionale. Periferia e scuola, lo stato attuale e la visione del futuro: sono i due temi che Renzo Piano pone in risalto, oggi, come testimonia anche la mostra che gli è dedicata a Padova dal titolo «Pezzo per pezzo». Pezzo per pezzo, infatti, passo dopo passo, si costruisce una carriera eccezionale e si interviene sullo status quo di una provincia, di una città capoluogo nella prospettiva di un sostanziale cambiamento. E un cambiamento è necessario, a partire dalla cultura, non solo dalla cultura della convivenza, ma dal vivere a contatto con gli altri, con le istituzioni, con le persone, con le convenzioni e la dignità dell'esistenza in periferia. I servizi funzionano come nei grandi centri, anzi meglio, i collegamenti con i mezzi pubblici non sono all'altezza dei migliori esempi, le infrastrutture culturali non riescono a trovare uno slancio che sappia entusiasmare i giovani. La cultura inizia con le piccole cose quotidiane e arriva, passo dopo passo, ai grandi luoghi, alle scuole, alle biblioteche, all'università. Anche nel campo delle biblioteche Bolzano ha ancora alcuni passi da compiere. L'importante è non stare fermi e non scoraggiarsi.