Alla galleria bolognese le abitazioni «mobili» su ruote di Botto Bruno e della norvegese Slaattelid. Arredi e visioni metropolitane in mostra per un progetto finanziato dalla Ue BOLOGNA Si aprono e si chiudono, hanno la possibilità di viaggiare su quattro piccole ruote, o di fermarsi. Si possono visitare, toccare, scomporre e ricomporre. Non sono quadri, ma neanche sculture, forse si possono chiamare architetture, ma di certo sono architetture molto particolari: hanno le ruote. Sono le case di artisti, di giovani artisti. Da oggi, fino all'otto maggio, alla Gam si può accedere ad una mostra che si racconta fin dal titolo: «Artists' houses». Ai creativi è stato dato un modulo uguale (una specie di parallelepipedo lungo pochi metri e alto un paio) da arredare e comporre a seconda del proprio gusto, stile e poetica. Le case-mobili approdate a Bologna sono due e, seppure uguali nella forma, appaiono diversissime nell'aspetto. Dialogano una di fronte all'altra, la prima è «firmata» Botto e Bruno (una coppia di giovanissimi), l'altra viene da molto lontano, dalla Norvegia, ed è ideata da Mari Slaattelid. Nella casa «base» c'è l'indispensabile (o quasi): qualche cassetto, un lavandino, dei ripiani, un frigorifero, un tavolo, una televisione e poco altro. Nella versione della coppia Botto e Bruno prevalgono il bianco e il nero, che ci fanno subito intuire uno spazio metropolitano. Sparpagliati sul pavimento e ovunque dei frammenti di immagini ritagliate dai giornali, sulla tappezzeria, che ricopre le pareti, si disegnano dei mattoni dove, ad un certo punto si apre un buco: da qui l'esterno della città entra direttamente in casa. È una visione metropolitana, fumosa, caotica, dove solo i libri e le musiche sembrano poter essere un luogo di rifugio. La casa della Slaattelid è completamente diversa. Gialla, piena di strumenti di lavoro, pennelli, colori in tubetto, piatti, e dove il tutto trova un ordine preciso e chiaro. Queste case-mobili non sono le uniche, per l'Europa ce ne sono altre in movimento, sei in tutto. Dopo lunghi viaggi si ritroveranno a Reggio Emilia nel mese di settembre per una nuova mostra allargata che vedrà la presenza di altri artisti. Il progetto che coordina tutte le mostre è alla seconda edizione e ha per nome Didart. «È finanziato dalla Comunità europea - spiega Cristina Francucci, una delle curatrici della mostra, assieme alla giovane Veronica Ceruti - ed è pensato sia per promuovere artisti emergenti, sia per far avvicinare il pubblico all'arte contemporanea, cosa a volte molto complessa. Questi obiettivi sono raggiungibili tramite la comunicazione e la didattica, pensata per bambini e adulti: questo per veicolare la conoscenza in un modo più semplice». I luoghi coinvolti nel progetto si dispiegano in un grande arco geografico tra Helsinki, Vilnius, Copenaghen, Rovereto e Roma. Ognuna di queste città ha proposto ad un creativo di allestire una casa-mobile, che viaggiando attiva uno scambio artistico che prevede sempre dei laboratori didattici. Alla Gam, da oggi, i dipartimenti didattici di alcuni dei musei coinvolti cureranno con gli artisti attività e laboratori, rivolti agli studenti di scuole di vario livello. «Quello della didattica è un tema che mi sta molto a cuore - dice Gianfranco Maraniello, nuovo direttore della Gam - e troverà sempre uno spazio importante nel museo, anche quando si trasferirà nella nuova sede». Sono previsti anche incontri didattici con il pubblico, ancora da definire. È necessaria la prenotazione: tel. 051 502859, anche per informazioni. L'evento trova spazio anche in un catalogo dal titolo «Educare all'arte».