Il direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici: "Alla Soprintendenza l'ultima parola" Recanati (Macerata), 27 marzo 2014 - La sentenza del Consiglio di Stato relativa al recupero ad uso abitativo della casa colonica vicino al Colle dell'Infinito, non dà alcun via libera alla realizzazione del progetto. Mette subito i puntini sulle i Stefano Gizzi, responsabile della Soprintendenza, che rivendica su tutta la vicenda un ruolo primario "che le spetta dice rimettendo a quest'ultima il parere definitivo". Perché la Soprintendenza non ha percorso la strada di un nuovo parere dopo la sentenza sfavorevole del Tar? "Non si trattava di dare prescrizioni, ma di approvare un progetto che non è mai stato formulato come richiesto nei vari incontri avuti coi progettisti, ossia nel senso di quanto previsto dalla disciplina del restauro, e non sotto l'ottica delle ruspe". Ma la proprietà si è dichiara più volte disposta, a prescindere dalla pronuncia del Tar, ad accogliere eventuali prescrizioni progettuali. Perché non c'è stata alcuna risposta? "Come detto, sia col funzionario di zona, Albero Mazzoni, sia col sottoscritto, si sono svolti vari incontri, senza trovare alcuna "apertura" da parte dei proprietari, irremovibili nelle loro richieste". Il progetto di recupero della casa colonica prevede la ristrutturazione di un edificio da destinare ad uso abitativo e riguarda volumi già esistenti. Se è così perché la Soprintendenza si oppone? "Perché non è formulato secondo i canoni del restauro, ma della preventiva demolizione dell'esistente e questo significa l'alterazione dei materiali, delle forme, dello skyline, che non saranno più quelli consolidati nel tempo e nell'immaginario collettivo, materiale e immateriale. E mi stupisco che questo non venga compreso neanche da parte del Comune e di chi lo governa e gestisce. La destinazione d'uso, poi, non sarà più solo abitativa, ma anche ricettiva, il che di per sé è un'ottima intenzione, se ben regolata come in altri luoghi tutelati d'Italia, vedi Rocca Calascio o Castelvecchio Calvisio presso L'Aquila, straordinari siti, ancora intatti, dove si è semplicemente restaurato, adattato e adibito a strutture di albergo diffuso". Il piano regolatore di Recanati, approvato negli anni '90, permetteva aumenti di volumetria anche per le abitazioni in prossimità del Colle dell'Infinito. Perché allora la Sovrintendenza non si è opposta? "Si tratta di due procedimenti diversi: uno urbanistico, uno paesaggistico; sul primo la Soprintendenza ha competenza pressoché nulla, sull'aspetto paesaggistico e monumentale la competenza è più forte. In ogni caso, gli aumenti di volume previsti dal piano-casa, peraltro abnormi, non possono riguardare le zone tutelate". Qualcuno si chiede come mai la Soprintendenza, molto attenta alla tutela del paesaggio leopardiano in questo caso, non lo sia stata altrettanto per altre situazioni come l'impianto fotovoltaico sulla cosiddetta "collina Montironi" o sull'altrettanto famoso ascensore "verde pisello" di Porta Cerasa in una zona vicinissima al Colle dell'Infinito e a ridosso delle mura storiche. "La Soprintendenza ha sempre agito secondo il principio della tutela, senza guardare in faccia a nessuno, senza concessioni di alcun genere a chicchessia che non rientrassero nella legalità". Asterio Tubaldi