La scultura del II secolo ritrovata nella villa dei Quintili Racconta il mito che la regina Niobe, figlia di Tantalo, felice e fiera dei suoi figli, 7 maschi e 7 femmine, un giorno affermò di essere superiore a Latona, che ne aveva solo 2, Apollo e Diana. La dea offesa chiese ai propri figli di vendicarla. E loro lo fecero, uccidendo, Apollo imaschi e Diana le femmine, tutti i 14 bambini della Regina. È il gesto disperato diNiobe che abbraccia l'ultima figlia rimasta viva quello raffigurato dalla statua ritrovata nella villa dei Quintili, che si estende tra l'Appia Nuova e l'Appia Antica e fu dei fratelli Sesto Quintilio Condiano e Sesto Quintilio Valerio Massimo, consoli romani nel 151 d. C. Un ritrovamento eccezionale per il pregio archeologico della statua e per il fatto che i numerosi scavi nella villa (quelli eseguiti tra la fine del 700 e l'800 hanno restituito tantissime opere conservate nei più importanti musei del mondo) e i trafugamenti rendevano una scoperta come questa totalmente inaspettata. La statua, copia romana del II secolo di un originale greco del periodo ellenistico è acefala e senza braccia, alta 1 metro e 98. Fino ad ora l'unica Niobe integra esistente, un gruppo comprensivo anche della figlia che si rifugia tra le sue gambe, era quella degli Uffizi. E quella scoperta nella Villa dei Quintili ha la stessa datazione, e considerando che è senza testa, anche la stessa altezza. Il ritrovamento, che è stato reso noto ieri, ma è avvenuto una decina di giorni fa, è stato effettuato durante uno scavo di tre metri emezzo dove la Soprintendenza archeologica di Roma lavora da circa 2 anni. Si stavano facendo modellazioni del terreno per rendere visitabile il Ninfeo per la Settimana dei Beni culturali. La Niobe è poi stata trasportata ieri con la gru in un piccolo cantiere, allestito all'interno dell'area archeologica, tra il verde e i resti della Villa, dove sarà visibile al pubblico e sarà sottoposta a restauro. «Prima ne è spuntato solo uno spigolo. Non ci potevo credere», racconta Carmen Lalli, l'archeologa che ha fatto la scoperta. Poi, piano piano, si è capito con che cosa si aveva a che fare. E il terreno sotto la Villa potrebbe riservare altre sorprese: «Dobbiamo immaginarci una quinta scenografica, monumentale, visibile a distanza da tutti i punti dalla Villa che riproponeva le fasi del mito», spiega Rita Paris, funzionario della Soprintendenza archeologica. Insomma, potrebbero esserci altre statue, come quelle dei figli già morti. Secondo la Paris, la Niobe faceva parte di un gruppo scultorio a cui potrebbero appartenere anche la statua di Zeus, che è stato trovato nella stessa area ed è esposto nell'antiquarium della Villa, le statue di Apollo e Diana che sono emerse in uno scavo del 1925 ed ora si trovano a Palazzo Massimo ed una testina di una figlia di Niobe, trovata sempre nello stesso scavo. «Continueremo a scavare nell'area - ha annunciato l'archeologa - e metteremo in bilancio altri fondi per questo e per il completamento dell'acquisto degli 8 ettari della villa che sono ancora di proprietà di SantaMaria Nova». Il resto, 24 ettari, sono stati acquistati dallo Stato nel 1985.
Il Parco dell'Appia regala l'emozione di Niobe
Una scultura del II secolo, ritrovata nella villa dei Quintili a Roma, rappresenta la regina Niobe che abbraccia l'ultima figlia rimasta viva dopo essere stata uccisa dai suoi figli. La statua, alta 1 metro e 98 centimetri, è una copia romana di un originale greco del periodo ellenistico e è stata scoperta durante uno scavo di tre metri. La scultura è senza testa e braccia, ma la sua datazione e altezza sono simili a quelle di un'altra Niobe integra esistente, ritrovata negli Uffizi. La statua sarà visibile al pubblico e sottoposta a restauro.
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