E' una relazione di 6 pagine quella che gli ordini professionali hanno prodotto per esprimere il loro parere su quanto previsto dal Piano paesaggistico della provincia di Agrigento. Un documento che in larga parte non entra in casi specifici ma che piuttosto avanza una serie di specifiche rimostranze su criticità individuate durante lo studio di un documento additato di essere impreciso, incompleto e soprattutto che non prende atto delle mutazioni del territorio avvenute nei 20 anni trascorsi dall'avvio della redazione del piano. «Il gruppo di lavoro - si legge - ha riscontrato delle difficoltà oggettive per la lettura degli elaborati che impediscono un'immediata valutazione e la effettiva individuazione e delimitazione delle aree». Difficoltà provocate da una cartografia in scala troppo grande, ovvero 1:25000; dall'assenza di alcuni strumenti attuativi nelle tavole utilizzate che hanno «probabilmente - si legge - causato una valutazione ed una elaborazione viziata del Piano paesaggistico»; dalla «errata ricognizione e rappresentazione delle aree di interesse ARCHEOLOGICo e dei vincoli archeologici esistenti, con la conseguente applicazione di vincoli di tutela non corrispondenti alle reali esigenze di tutela del territorio» e, soprattutto, dal mancato inserimento grafico e topografico «delle aree in corrispondenza delle linee di unione». In questo caso si tratta specificatamente di errori (per certi grotteschi) di mera natura tecnica: in fase di realizzazione del pdf delle planimetrie, infatti, sono letteralmente saltate centinaia di ettari ad Agrigento, Sciacca e Canicattì. Se questi sono gli errori che il tavolo di lavoro definisce «errori e omissioni fortuite», le incongruenze in fase di creazione del Piano rispetto alla normativa nazionale sarebbero diverse. Innanzitutto si contesta, specificatamente alla situazione agrigentina, di aver scelto la retroattività del testo urbanistico, mentre già nel 2011 si era stabilito che il Piano paesaggistico «non ha valore retroattivo ed obbliga di prevedere la destinazione d'uso unicamente in quelle aree che negli strumenti urbanistici attualmente vigenti classificati come Zone E, escludendo dalle prescrizioni di livello 2 anche quei territori che abbiano mutato destinazione urbanistica per effetto di piani regolatori, particolareggiati e lottizzazione». Il tavolo tecnico, inoltre, evidenzia come nella aree con livello di tutela 3, quelle a tutela totale, (dove il piano prevede l'impedimento degli interventi che non riguardino le esigenze in tema di Protezione civile e di dissesto idrogeologico), sia "auspicabile" che il piano paesaggistico invece che prevedere un vincolo di tipo boschivo anche per aree «prive delle caratteristiche specifiche o diversamente vocate», punti alla disciplina della fascia costiera «attraverso la previsione d'interventi di recupero e riqualificazione delle aree compromesse dalla speculazione edilizia legalizzata sia di quelle incontaminate». Proprio per quanto riguarda le aree costiere, i tecnici sostengono che il piano «non fornisce elementi utili per il recupero di quelli che sono veri e propri insediamenti costieri che da più di trent'anni fanno parte del territorio e sono sorti tramite piani dotati di nulla osta». Questo perché congelando tutto si andrebbe anzi a peggiorare il degrado, dovuto alla vetustà degli immobili o all'impossibilità di «completare opere di urbanizzazione o trasformazioni edilizie anche migliorative». Obiezioni simili a quelle avanzate per le zone a tutela di livello 1, dove sarebbero presenti «prescrizioni generiche e non sufficientemente definite», in violazione del codice dei beni culturali, il quale a sua volta prevede la tutela e la finalità di sviluppo territoriale sostenibile ma per le aree non interessate da specifici procedimenti. Il giudizio complessivo sul piano, come è evidente, è profondamente negativo. «Si nota - scrivono - una sensibile discordanza tra i fondamentali principi enunciati in premessa e le scelte progettuali del Piano che sostanzialmente applicano a macchia di leopardo le leggi vincolistiche». gioacchino schicchi 30032014