Il complesso romano si è aperto alle riflessioni della psicoanalisi C'è un altro modo per approcciarsi ai beni artistici e architettonici. C'è il mondo chiuso dell'Accademia, che «difende» il momumento dalle «invasioni» dei profani. C'è la visita turistica, spesso parcellizzata e frettolosa. E ci sono i beni architettonici che si aprono alla fruizione, tornando «vivi» e partecipati. Come è accaduto ieri alle Terme della Rotonda, semisconosciuto monumento (anche se dal 2008 è aperto al pubblico) nel cuore del Parco ARCHEOLOGICo catanese. Che nel pomeriggio ha ospitato a «cancelli aperti», richiamando anche stupiti passanti, un evento organizzato dalla sezione siciliana del Cipa, il centro italiano di Psicologia analitica. Non si pensi però alle solite concessioni indifferenziate. Come ha precisato la dott. Maria Grazia Branciforti, direttrice del Parco ARCHEOLOGICo greco romano, «visto che i catanesi non conoscono purtroppo questo e altri monumenti, ci siamo imposti di farli conoscere sfruttando tutte le occasioni. Da qui la collaborazioni con associazioni culturali. E per la prima volta collaboriamo volentieri con gli psicoanalisti. A partire da questo luogo, la Rotonda, terma, chiesa, Battistero o che altro, il cui fascino risiede nel fatto che il suo mistero non si coglie mai fino in fondo. Come gli psicoanalisti noi archeologi - ha aggiunto - andiamo a cercare strati profondi per riportarli in superficie». Una similitudine fatta propria dagli ospiti. «Condividiamo - ha detto Franco La Rosa - la cura e la ricerca di qualcosa che può essere andata perduta». «Ripartiamo dunque da questi luoghi - ha chiosato Riccardo Mondo - a parlare e a pensare». «Nei luoghi sacri - ha spiegato Claudio Widman - che sono poi sono anche luoghi di cura, c'è sempre un elemento sotterraneo e profondo come l'acqua». Come alla Rotonda che sull'acqua è costruita. 30032014