Castelvetrano. Reperti provenienti dalle campagne di indagine condotte nei fondali delle isole Egadi, teatro della battaglia che il 10 marzo del 241 avanti Cristo concluse la prima guerra punica, potranno svelare un altro pezzo di storia nella fase del restauro, che grazie a un protocollo d'intesa la Soprintendenza del Mare eseguirà nell'attrezzatissimo laboratorio del Campus ARCHEOLOGICo museale di Triscina. È Giovanni Calandrino, restauratore della Soprintendenza del Mare, ad avere avviato l'opera di restauro nella struttura della località balneare castelvetranese. Calandrino sta lavorando su due elmi del tipo montefortino. «Il laboratorio di restauro messo a disposizione dal Cam - spiegano dalla Soprintendenza del Mare - è attrezzato con apparecchiature all'avanguardia nel settore della conservazione e del restauro dei beni culturali. Sta contribuendo alla conoscenza di un importante pezzo di storia della nostra isola consentendo di scrivere una pagina fondamentale su quanto è accaduto durante la battaglia nella quale si sono fronteggiati romani e cartaginesi»". Il Cam, inaugurato alla fine di ottobre del 2008 e realizzato al baglio Calcara con somme del Por Sicilia 2000-2006, nell'ambito di un progetto promosso dalla Fondazione Kepha onlus, oltre che del laboratorio di restauro dispone di un'area di circa quattro ettari nella zona della collina di Manicalunga-Timpone nero, nota per la presenza di una necropoli dove nel mese di novembre 2012 furono avviati scavi archeologici che riportarono alla luce decine di tombe della prima metà del V secolo avanti Cristo trovate a circa un metro e mezzo di profondità. La necropoli parte da Malophoros e si spinge a ovest per quasi tre chilometri e mezzo. Molte delle tombe erano state già violate dai tombaroli. Da una di esse è emerso lo scheletro di un ragazzino intorno ai 15 anni noto come "Moscho", scritta che si leggeva sul fondo di un frammento di vaso che vi era adagiato accanto. Dallo studio degli antichi selinuntini adesso si passa a quello dei romani e dei fenici. Frammenti di storia dei nostri avi che potrebbero riservarci inedite testimonianze. Nel mare delle Egadi, durante le campagne di ricerca denominate "Archeorete" e avviate per il recupero degli importanti reperti sommersi risalenti alla battaglia conclusiva della prima guerra punica, conclusasi in favore dei romani, la Soprintendenza del Mare, della quale è responsabile l'archeologo Sebastiano Tusa, ha sempre lavorato con l'ausilio della società americana Rpm nautical foundation. Margherita Leggio 30032014