Dal primo rapporto ufficiale del Governo si scopre che tremila e cinquecento cantieri sono stati aperti e 43 mila persone sono tornate nelle loro case. Ma cinque anni dopo il devastante terremoto la città stenta a rinascere. In un clima di rassegnazione, di speranza e di rabbia. Il Comune presenta il conto ai 19 mila inquilini del "miracoloso progetto abitativo" che si rifiutano di pagare. Denunciano errori di calcolo, ritardi, mancata trasparenza. Ma l'assessore al Bilancio insiste: "Rischiamo il fallimento. Ne pagheremo tutti le conseguenze" A ottobre gli scienziati di nuovo alla sbarra REPORTAGE: Il mio viaggio nella memoria LA CITTA' E I SOCIALNETWORK: "Sei aquilano se", su Facebook si incontrano in 15mila L'AQUILA - C'è un buco di undici milioni di euro nei conti del progetto C.a.s.e. Le 185 palazzine antisismiche costruite dall'allora Governo Berlusconi per consentire un alloggio immediato agli sfollati pochi mesi dopo il sisma del 6 aprile 2009 hanno i conti in rosso. Il buco riguarda le spese di gestione (manutenzione, riscaldamento, luce, pulizia) e pesa come un macigno sulle casse del Comune dell'Aquila. L'esposizione aumenta giorno dopo giorno, tanto che anche la Corte dei Conti ha aperto un'inchiesta per danno erariale e il sindaco Massimo Cialente rischia di essere chiamato a risponderne. Da più di un anno e mezzo l'amministrazione comunale ha iniziato a chiedere il conto agli inquilini terremotati (sia per quanto riguarda il canone di locazione che per i consumi) ma si è trovata di fronte al caos, sia per il sistema di calcolo adottato, sia per le polemiche che ne sono seguite. E se le bollette ai 19 mila inquilini delle case del "miracolo aquilano" sono arrivate ai destinatari, il numero di morosi è molto alto e in centinaia annunciano ricorso. Gli inquilini denunciano errori di calcolo, ritardi e mancata trasparenza. "Ogni quartiere della new town e dei Map è stato costruito da imprese diverse, con differenti capitolati, avendo ognuna realizzato gli impianti con criteri propri. Difficile quantificare i consumi e rendere omogenei i costi delle utenze. Impossibile stabilire la classe energetica degli alloggi. Nel calcolo viene addebitata ai cittadini aquilani anche una presunta e ipotetica "acqua condominiale" per il periodo in cui invece l'acqua è passata a carico dei singoli nuclei, con un aggravio immotivato di 1.400.000 euro" spiegano i rappresentanti del comitato cittadino Inter-C.a.s.e. "e questo è solo una delle tante incongruenze di queste bollette pazze". E la vicenda si complica sempre di più al punto che da alcune settimane hanno bussato alle porte del Comune due società di recupero crediti (la Sace e la Hera Comm.) per conto di una delle aziende che fornisce l'energia. "Alla Sace - ha spiegato l'assessore comunale al Bilancio, Lelio De Santis - dobbiamo versare 3 milioni in rate da 130 mila euro al mese. All'Enel, invece il piano prevede rate da 350 mila euro mensili. Purtroppo però non siamo in grado di onorare il debito e dunque osservare il piano perché purtroppo gli assegnatari non si mettono ancora in regola con i fitti pregressi". Il debito del Comune cresce sempre di più fra interessi passivi e quelli per ritardato pagamento: "Ora saremo costretti a rinegoziare il piano di rientro chiedendo di poter spalmare le rate che sono a 12 mesi fino a 18. Ciò con un ulteriore aggravio di spesa". Secondo De Santis , gli assegnatari del Case stanno lentamente acquisendo la consapevolezza della necessità di pagare il canone. "Proprio in questi giorni attraverso il nostro messo comunale stiamo notificando le diffide ai morosi. Si tratta di circa mille assegnatari che non hanno mai pagato il canone di locazione. Decorsi 30 giorni, attueremo gli sfratti". Il Comune - tra canoni di locazioni e bollette per consumi e manutenzione - ha un debito che può pagare soltanto "se i cittadini pagano". L'assessore al Bilancio ha anche lanciato un appello ai cittadini: "Pagate le bollette, in attesa di controlli sulle disfunzioni che il Comune sta portando a termine. Altrimenti qui ci andiamo di mezzo tutti". IL PRIMO RAPPORTO Così sono stati spesi i fondi del Governo di GIUSEPPE CAPORALE L'AQUILA - Tremila e cinquecento cantieri aperti, otto miliardi e mezzo di euro spesi, 43 mila persone tornate nelle loro case. Cinque anni dopo il devastante terremoto, sono questi per il Governo i numeri della ricostruzione dell'Aquila. Sono contenuti in un rapporto che si intitola "Risorse stanziate, trasferite e disponibili per la ricostruzione in Abruzzo" redatto gli uffici del ministero della Coesione Territoriale (prima della soppressione del dicastero da parte del nuovo Governo). Si tratta di un dossier che documenta i fondi stanziati dallo Stato per la ricostruzione dell'Aquila. "L'ammontare delle risorse pubbliche per l'emergenza e la ricostruzione post-sisma in Abruzzo finora stanziate è pari a quasi 12 miliardi di euro; tale importo comprende anche gli ultimi stanziamenti previsti nella recente legge di stabilità, pari a 600 milioni di euro". si legge nel documento realizzato in base ai dati forniti dall'Ufficio Speciale della Ricostruzione (la struttura governativa che si sta occupando del post sisma all'Aquila). "I predetti stanziamenti, le risorse risultano tutte finalizzate (cioè con definizione del destinatario), mentre i trasferimenti totali di risorse ammontano ad oggi a quasi 8,5 miliardi di euro, per la massima parte già erogati alle ditte e ai beneficiari finali". "Nel corso dell'ultimo anno (da dicembre 2012), sono state trasferite ai soggetti attuatori degli interventi di ricostruzione risorse per un importo pari a circa 2,4 miliardi di euro", continua il rapporto. "Nel corso del medesimo periodo di riferimento (dicembre 2012 dicembre 2013) le risorse assegnatestanziate, da destinare alla ricostruzione post sisma in Abruzzo per il periodo 2014 2019 ammontano per il momento a complessivi 2,6 miliardi di euro, di cui 947,2 milioni per il 2014, 892,2 milioni per il 2015, e 197,2 milioni per ciascuno degli anni dal 2016 al 2019". Il rapporto entra poi nel dettaglio: "I sopra citati 2,6 miliardi comprendono: le risorse di cui alla Delibera CIPE 1352012 (periodo 2014 2015), pari nel complesso a 845 milioni, che risultano interamente finalizzate o impegnate (è il caso dei fondi per la ricostruzione privata nel comune di L'Aquila) per interventi di ricostruzione pubblica e privata, per interventi di sviluppo, etc; le risorse stanziate con il D.L. 432013, pari nel complesso a quasi 1,2 miliardi, per il periodo 2014 2019, risultano finalizzate in via programmatica e assegnate in via definitiva al Comune di L'Aquila per il solo 2014; le risorse stanziate con la recente legge di stabilità per il periodo 2014-2015 (600 milioni)". "Nelle prossime settimane", osserva il documento, "è prevista l'assegnazione dei 600 milioni previsti dalla legge di stabilità per la ricostruzione privata, la ricostruzione pubblica, le spese obbligatorie, e la quota di accantonamento del 5 per lo sviluppo. Nell'ipotesi che per la ricostruzione privata restino quindi 500 milioni e seguendo il criterio di ripartizione fin qui applicato del 63 per il capoluogo, all'Aquila toccheranno circa 300 milioni. Entro giugno saranno attivati nuovi stanziamenti perché il flusso dei finanziamenti non sia né interrotto né ridotto". E poi passa all'analisi dello stato di attuazione delle opere pubbliche (L'Aquila e zone del cratere): "707 interventi finanziati di cui 375 conclusi (percentuale completamento delle opere 68,1). Circa 2 miliardi di euro il costo degli interventi programmati e attuati a fronte di risorse disponibili pari a 2,6 miliardi". Il dossier documenta anche lo stato di attuazione della ricostruzione degli immobili privati (L'Aquila): "39.101contributi di cui 24.267 con interventi di ricostruzione conclusi, per un totale di 3,7 miliardi di contributi concessi". Poi il dato sui cantieri aperti: Comune dell'Aquila circa 3.000 mentre nei 56 Comuni del Cratere: circa 500" "Al momento conclude la relazione ministeriale - i cittadini rientrati nelle proprie abitazioni sono 43mila (pari al 66 della popolazione)". Il PROCESSO D'APPELLO A ottobre gli scienziati di nuovo alla sbarra di GIUSEPPE CAPORALE L'AQUILA - Comincerà nei primi giorni di ottobre, a L'Aquila il processo di Appello ai 7 scienziati componenti, all'epoca, della commissione Grandi Rischi, organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio. In primo grado furono condannati a 6 anni di reclusione per omicidio colposo e lesioni, con l'accusa di aver dato false rassicurazioni agli aquilani su uno sciame sismico in atto, dopo la riunione svoltasi all'Aquila il 31 marzo 2009, cinque giorni prima del sisma che causo' 309 vittime. L'obiettivo delle difese sarà quello di smantellare il "nesso causale" tra il comportamento della commissione e le azioni degli aquilani. Condannati in primo grado a sei anni di reclusione per omicidio colposo e lesioni personali colpose: Franco Barberi, all'epoca presidente vicario della commissione Grandi rischi, Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all'epoca presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all'Universita' di Genova e Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile. Nelle indagini e nello stesso processo hanno avuto un ruolo decisivo anche le intercettazioni tra alcuni protagonisti dei soccorsi e dei piani successivi per la ricostruzione della città. Sono state allegate agli atti. Ve le riproponiamo; raccontano il retroscena della riunione. Per la stessa vicenda è indagato in una inchiesta parallela anche Guido Bertolaso, l'allora capo della Protezione Civile
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