LECCE L'Italia non è stata in grado di adeguare servizi e infrastrutture al nuovo turismo, non ha investito sul proprio patrimonio culturale. Le colpe? Soprattutto dello Stato che non ha delegato agli enti locali. È il tema sul quale, ieri sera, nel Teatro Paisiello di Lecce, si sono confrontati i sindaci Paolo Perrone, Enzo Bianco, di Catania, e Flavio Tosi, di Verona. Tre città che del turismo culturale hanno fatto il proprio punto di forza. E' Perrone a spiegare le ragioni che lo hanno portato a candidare Lecce a Capitale Europea della Cultura 2019. «Lo feci anche per fini elettorali. Ma alla lunga si è rivelata una scelta vincente». L'Italia ha perso il suo appeal, non è stata in grado di adeguare servizi e infrastrutture al nuovo turismo, non ha investito sul proprio patrimonio culturale. Le colpe? Soprattutto dello Stato che non ha delegato agli enti locali la valorizzazione e la promozione del territorio. È il tema sul quale, ieri sera, nel Teatro Paisiello di Lecce, si sono confrontati i sindaci Paolo Perrone, Enzo Bianco, di Catania, e Flavio Tosi, di Verona. Tre città che del turismo culturale hanno fatto il proprio punto di forza, ma che oggi devono fare i conti con richieste e mercati molto diversi e sempre più esigenti. Ad accogliere gli ospiti nel teatro, la cui conversazione è moderata dalla giornalista Rai Monica Maggioni, sono alcuni brani interpretati da Tito Schipa. «Ho scelto il nostro tenore - dice il padrone di casa -, perché ha cantato a Catania a novembre del 1911, tornandovi 40 anni dopo, e nel 1946 nell'Arena di Verona». Poi, si entra nel vivo della discussione. Ed è proprio Perrone a spiegare le ragioni che, nell'estate del 2011, alla vigilia della campagna elettorale che gli sarebbe valsa la rielezione, lo hanno portato a candidare Lecce a Capitale Europea della Cultura 2019. «Fu quasi per gioco - dice -. Lessi qualcosa sul Corriere della Sera e non nascondo che lo feci anche per fini elettorali. La proposta fu accolta con il sorriso un po' beffardo della nostra intellighenzia, ma alla lunga si è rivelata una scelta vincente, che ha rinvigorito il senso di appartenenza e che sta diventato una importante opportunità». Ma i dati sul turismo in Italia sono sconfortanti. Li snocciola Bianco con grande dovizia di particolari. «Nel 2013 - dice -, nel mondo c'è stato più di un miliardo di turisti, con una crescita del 5 rispetto all'anno precedente. L'Italia, però, è solo ventiseiesima in Europa, mentre appena trent'anni fa era il paese più visitato nel mondo. Oggi, ci hanno scavalcato Francia, Usa e Cina, eppure siamo il paese con il maggior numero di siti patrimonio dell'Unesco. Questo è davvero inaccettabile». Colpe e responsabilità sono presto individuate: «La politica del turismo - aggiunge Bianco - è troppo frammentata, se ne occupano troppi enti, incluse le Regioni, mentre la responsabilità affidata agli enti locali è marginale. Chiediamo più competenze per gli enti locali, partiamo dal basso, facciamo squadra. In Sicilia abbiamo costituito un coordinamento di sindaci per occuparci del marketing territoriale bypassando anche la Regione». Si rallegra che la proprietà dell'Arena di Verona sia del Comune e non dello Stato il sindaco Tosi, che però evidenzia gli eccessivi limiti e divieti posti dalla Soprintendenza. «Siamo la quarta città turistica d'Italia - dice -, lavoriamo molto su internet e siamo riusciti ad attrarre i nuovi ricchi come i russi. Ci sforziamo di mettere in atto un'azione di promozione congiunta che lo Stato non pratica, ma credo che la sinergia pubblico-privato sia essenziale». Un tema importante lo pone Airan Berg, direttore artistico di Lecce 2019. «Viviamo in un mondo che cambia in maniera veloce - dice -, e aumenta sempre più il turismo dai paesi dell'Est e dal mondo musulmano. Ma un turista musulmano vuole viaggiare in paesi dove possa trovare abitudini culinarie consone al suo credo religioso, dove possa conoscere luoghi e orari per pregare. Maggiore attenzione, poi, deve essere rivolta ai turisti disabili». Perrone aggiunge l'attenzione che deve essere rivolta alla Cina, paese con numeri enormi, dove il vero status symbol è viaggiare. «In questo settore ci stanno surclassando i francesi, siamo in ritardo nell'ascoltare le richieste che vengono dai nuovi mercati», dice il sindaco di Lecce. Per Tosi, «un paese va promosso nel suo insieme e non per singole realtà territoriali» e per Bianco, l'unica strada possibile è, anche attraverso l'Anci, «fare squadra scambiandosi le migliori esperienze e le migliori pratiche in campo culturale». E svela che in Sicilia, solo 11 su 115 siti culturali hanno un sito web. Segno evidente che la strada verso un'offerta all'altezza del turismo moderno è ancora molto lunga.