Il progetto coordinato da Vincenzo Trione per Electa Tracciare una storia dell'arte. Quella di Napoli e dei suoi artisti, quella delle istituzioni, Università e Accademia ma anche delle gallerie e dei collezionisti, lungo l'arco di tempo che dalla fine degli anni Sessanta (dopo l'esperienza di Amalfi, per intenderci) arriva fino a giorni nostri. Ecco il progetto del Dipartimento di Ricerca del Museo Madre (modello unico, in Italia) a un anno dalla nascita. Lo coordina Vincenzo Trione che insieme con Olga Scotto di Vettimo e Alessandra Troncone hanno «lavorato in maniera segreta alla ricerca di tracce segrete di arte napoletana». Con l'obiettivo di creare un grande «atlante dell'arte» a Napoli, un ampio volume che Electa prevede di editare per la primavera 2015 e che sarà la sintesi conclusiva dello studio e dell'elaborazione dei materiali raccolti. Partiamo dall'inizio. L'idea era quella di «immaginare un laboratorio di ricerca», ha raccontato Trione, nel corso della conferenza stampa di ieri, presieduta dal presidente della Fondazione Donnaregina Pier Paolo Forte insieme con Andrea Viliani, direttore del Madre e alla quale sono intervenuti l'assessore regionale alla Cultura Caterina Miraglia e la direttrice di Castel Sant'Elmo, Angela Tecce, «non orientato ideologicamente ma in grado di elaborare una ricognizione storica attraverso una nuova metodologia». Partendo dalla lezione di Lucio Amelio. Che in Napoli aveva individuato «una città di grande intelligenza ma priva di testa». Ecco, da quella lezione attualissima ha tratto ispirazione Trione per ritessere un ordito fitto di relazioni con l'interno e l'esterno della città, capace di sconfiggere quel «provincialismo al contrario che aveva colto ciò che accade fuori senza saper estrarre il meglio che questa città riesce a esprimere». Innanzitutto, rinsaldando i rapporti con i luoghi di formazione e con gli artisti, con le fondazioni (la Fondazione Morra e la Fondazione Filiberto Menna), con i centri di ricerca, con gli archivi pubblici e privati, con i collezionisti. In che modo? «Conservando le tracce e mettendole in ordine». Una cronaca dell'arte. Secondo quell'asse valoriale che coniuga «due valori fondamentali- ha voluto sottolineare Andrea Viliani- ricordare e immaginare. Ricordare come fanno i musei seri, attraverso una memoria che si forma e si performa ogni giorno. E immaginare come la storia avrebbe invece potuto essere, per una narrazione che porta il museo a essere radicato nel racconto della contemporaneità». C'è altro nel bilancio di questo primo anno di attività. C'è il contributo del Dipartimento alla formazione della «Collezione permanente» del Madre. Un lavoro, articolato in varie fasi e documentato con la pubblicazione dei rispettivi quaderni che andranno a formare il "catalogo in progress" della collezione, mirato a declinare una corpus di opere come organismo vivente, attento a coniugare ricerche d'archivio e committenza di nuove produzioni in situ. Con l'allestimento di nuove produzioni e opere storiche. Da Joseph Beuys a Giulia Piscitelli. Dalla scultura di George Brecht (movimento Fluxus) che entra in collezione con un'opera realizzata a Napoli negli anni Settanta, ai libri cuciti di Maria Lai e quelli cancellati di Emilio Isgrò. Il resto è un work in progress che segna una data prossima da ricordare. Il 16 maggio, il Dipartimento di ricerca del Madre promuoverà una giornata di studi dedicata a teorie e alla pratiche dell'archiviazione dell'arte contemporanea. Con curatori, critici d'arte e direttori di museo invitati a Napoli per proporre le loro esperienze e modalità di lavoro