Bergamo è la sesta città più cementificata d'Italia, dopo Napoli, Milano, Torino, Pescara e Monza. Lo rivela il rapporto sul consumo di suolo dell'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale istituito nel 2008 e sottoposto al controllo del Ministero dell'ambiente. Con il 46,4 del suolo costruito, Bergamo precede di poco Brescia e contribuisce validamente al primato della Lombardia, che, insieme al Veneto, risulta una delle aree più cementificate d'Europa, vantando una copertura artificiale che supera il 10 del territorio. Nella nostra regione case, strade, capannoni, centri commerciali e impianti industriali divorano venti campi di calcio al giorno, cinquemila ettari all'anno. Bergamo vanta il triste primato di essere in testa alla classifica lombarda sul consumo del suolo. Ma quel che è peggio è che l'improvvida colata di cemento che si abbatte sul Bel Paese non accenna a diminuire. Negli ultimi tre anni ci siamo mangiati altri 720 kmq di suolo e oggi l'Italia costruita è una realtà estesa su una superficie di oltre 22 mila kmq, pari al 7,3 del territorio, montagne comprese. Nonostante ciò solo poche settimane fa una trentina di Comuni aveva protervamente inoltrato alla Provincia la richiesta di cementificare un altro milione di metri quadrati di suolo bergamasco. La terra, l'aria, l'acqua, i beni indispensabili per la vita dell'uomo, costituiscono risorse non rinnovabili. Ogni prelievo o utilizzo comporta una riduzione irreversibile del patrimonio a disposizione, visto che il loro rinnovamento avviene secondo scale temporali che trascendono la vita dell'uomo. Sono concetti elementari, che vengono spiegati ai bambini fino dalle scuole elementari. Eppure, come è accaduto in provincia di Bergamo, proprio coloro che sono chiamati a pianificare l'uso di tali risorse, troppo spesso sembrano ignorarli. Il suolo è un bene di tutti e una volta ricoperto di cemento non si torna indietro: non potrà mai più essere fertile. Con quali motivazioni in una situazione già critica si può richiedere una nuova imponente cementificazione? Perché questa ingiustificabile furia costruttiva si riaccende proprio mentre l'Expo rilancia valori e modelli green del tutto antitetici? Scriveva Benedetto Croce nel 1920 che «il paesaggio è la rappresentazione materiale e visibile della Patria». Quale idea di Patria hanno in mente gli amministratori, che si propongono di aggravare ulteriormente il fenomeno di artificializzazione del territorio, straniandone i tratti identitari più caratteristici? L'urban sprawl , come gli urbanisti definiscono il dilagare patologico della città in assenza di ogni pianificazione, riduce la qualità della vita, distrugge gli ecosistemi, alla fine aumenta i costi dei servizi. Solo un nuovo senso della responsabilità sociale può consentire di anteporre gli interessi della collettività in periodo medio e lungo ai benefici immediati ottenuti da una minoranza. I codici della fiducia nelle relazioni tra cittadini e amministrazioni si possono riattivare solo se le amministrazioni sapranno mostrarsi accountable , affidabili. La terra è fragile ed è di tutti. Come ricordava il detto indiano, non l'abbiamo ereditata dai nostri padri. L'abbiamo presa in prestito dai nostri figli.