La «Fontana dell'Acqua Morta» sui colli di Città Alta è «intrappolata da almeno due anni» all'interno di un cantiere per la costruzione di un agriturismo che sembra fermo. Federconsumatori chiede di «liberarla» per preservare la sua storia millenaria. Il Comune: «Faremo in modo che torni fruibile a tutti». Ci aveva già provato, Umberto Dolci. In occasione della candidatura di Bergamo a Capitale della Cultura, giugno di un anno fa, della fontana medievale in ostaggio del cantiere, niente meno che sui colli di Città Alta, aveva denunciato la condizione. E chiesto la liberazione. «Speravo che la mia segnalazione servisse a sbloccare le cose si sfoga oggi il presidente bergamasco di Federconsumatori , invece è tutto come allora. Anzi, è peggio. Due settimane fa, sono stato contattato da alcuni cittadini, ho fatto un sopralluogo e ho scoperto che la recinzione non solo ingloba ancora la fontana, ma che il muro vicino, in pietra, è in pessime condizioni». La zona è quella tra via San Sebastiano e via alle Case Moroni. I lavori, che al momento risulterebbero fermi, quelli per fare di un vecchio casale, in un punto mozzafiato, un agriturismo. Il progetto, privato al cento per cento sarebbe in mano alla società immobiliare dei conti Moroni - era stato modificato su richiesta del Comune, che si era messo di traverso rispetto alla realizzazione della strada che conduce all'edificio. L'assessore all'Edilizia privata Tommaso D'Aloia lo ha bene in mente. «L'intervento previsto in origine ricorda era troppo invasivo, considerata l'area di grande pregio ambientale. È stato necessario, quindi, ridimensionarlo». Di mezzo, però, ci sta la «Fontana dell'Acqua Morta», che si trova proprio a fianco del varco dove ha inizio la strada, sterrata, appena realizzata. Con gli scavi si doveva recintare e il manufatto è finito all'interno del perimetro. «Ingabbiato e dimenticato da almeno due anni», sostiene Dolci. La sua storia è quasi millenaria. È nominato, per la prima volta, in un atto del 1156. L'architettura è medievale. È costruito con pietre squadrate. Nell'inventario dei Beni culturali e ambientali del Comune di Bergamo si legge che la fontana fu ripristinata nel 1892 per l'acquedotto di Sudorno, che ha origine dalla stessa sorgente. Insomma, che si tratti di un gioiello da tutelare è fuori di dubbio. «È quello che chiedo come cittadino dichiara Dolci , credo sia doveroso prima di tutto liberarla dal cantiere, anche perché non si capisce se sia bloccato definitivamente o meno. E, poi, che sia conservata in modo adeguato». L'assessore D'Aloia promette che s'interesserà. «Sono certo afferma che il cantiere non sia abbandonato, ma che proceda. La strada, infatti, è stata conclusa. Si tratta di un bellissimo progetto, che valorizzerà tutta la zona. Quanto alla fontana, è necessario che prima interroghi i miei uffici, su due piedi non sono in grado di dare risposte. Se sarà possibile, certamente faremo in modo che torni fruibile a tutti».