«Passata la festa, gabbato lo Santo» verrebbe da dire il giorno dopo la visita di Barack Obama nel Colosseo. Infatti mentre centurioni, venditori ambulanti e camion bar tornano a assediare l'Anfiteatro Flavio, sempre affollato di turisti, Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali e Turismo, incontra l'imprenditore Diego Della Valle per informarsi sullo stato di avanzamento del progetto di restauro del monumento, finanziato dalla Tod's. «Nel rispetto del dettato costituzionale sostiene il ministro Franceschini è fondamentale che lo Stato coinvolga sempre più i privati nella valorizzazione del patrimonio culturale». Il ministro, riferiscono dal ministero, ha voluto ringraziare personalmente Della Valle per l'impegno che sta sostenendo. «La bellezza dei nostri monumenti e del territorio è condizione fondamentale per il rilancio della crescita aggiunge Franceschini . Questo governo ha intenzione di facilitare il coinvolgimento di tutti quegli imprenditori che vorranno, con atti di mecenatismo, prendersi cura delle bellezze italiane». Nel frattempo uno dei monumenti più famosi al mondo è tornato a essere terra di nessuno: o meglio, è tornato in mano a chi, se si esclude la visita di Barack Obama, di fatto lo gestisce. Infatti il sole primaverile scalda i turisti che all'ombra dell'Anfiteatro Flavio trovano una sorta di suk dai cento volti. Sono tornati tutti, ma proprio tutti: i centurioni, singoli o a gruppi, con l'accento rumeno e il gladio insanguinato di vernice rossa, i venditori ambulanti di gadget, come scarpe e pashmine, e quelli muniti di banchetto mobile, che offrono cartoline, cappelli tipo baseball, calamite, borse e zainetti con l'immancabile scritta «Roma». Giovani, forse originari del Pakistan o dell'India, vendono le statuine di cristallo (si fa per dire) con dentro il Colosseo a 1 euro l'una «trattabili». Un posto privilegiato per i camion bar che presidiano l'area tra la metro e l'arco di Costantino: vedendo come sono disposti si ha l'impressione che abbiano un controllo strategico del territorio. All'ingresso del monumento, all'uscita, davanti alla fermata dei bus e della metro B, un controllo puntuale come forse solo gli uomini della sicurezza di Mr President e i nostri corpi speciali della polizia hanno pianificato per garantire l'incolumità dell'illustre ospite americano. Un panino? Un gelato? Una bibita? Ce n'è per tutti i gusti. E la fila di botticelle tra il Colosseo e la via Sacra all'ora di pranzo è lunga. In questo scenario da «grande bellezza», un posto non si nega neanche ai risciò che sono pronti mostrare al turista ecosostenibile il meglio della Capitale grazie a una sana pedalata, tubi di scappamento di auto, bus e moto permettendo. Dell'empatia e della bellezza godute da Obama giovedì nell'ammirare il Colosseo, c'è rimasto solo il ricordo.