Immergersi nella vita e nell'atmosfera degli anni di cui gli abiti sono testimonianza: fermarsi davanti alle vetrine lungo le strade di una qualsiasi città mitteleuropea d'un tempo per guardare da vicino gli abiti, l'intimo, le calzature, gli accessori, i cappellini. A Gorizia, il Museo della moda e delle arti applicate, grazie ai fondi del progetto europeo Open Museums, riapre i battenti il 2 aprile con un allestimento rinnovato e interattivo. Il progetto è curato da Raffaella Sgubin, storica del costume e Sovrintendente ai Musei di Gorizia, con la collaborazione di Roberta Orsi Landini, Thessy Schoenholzer Nichols e quella dell'architetto Lorenzo Greppi. I pezzi esposti sono tutti abiti da sera, dalla fine del '700 agli anni Venti del '900: il filo conduttore è l'ornamento scintillante. Filati metallici, paillettes, perline di vetro, canutiglie e strass: tra i pezzi esposti c'è anche un abito neoclassico in un raro tipo di tulle di seta ricamato in ciniglia e paillettes d'argento, con applicazioni di crespo di seta lilla. Spiccano due abiti degli anni Venti del '900 provenienti da Vienna e appartenuti a Margaret Stonborough Wittgenstein, sorella del filosofo Ludwig Wittgenstein e ritratta da Klimt in uno dei suoi più celebri ritratti: la veste bianca e vaporosa che indossava era il suo abito da sposa. Una sala multimediale consentirà l'accesso a un repertorio di schede di capi e accessori delle collezioni del Museo della moda, insieme a documentazione fotografica e video.