La Galleria Principe di Napoli è lì dal 1883. Ha solo 122 anni, ma ne dimostra quasi il doppio. I suoi tre bracci di ferro e vetro hanno resistito e vacillato sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale, ma oggi quei 3.820 metri quadri nulla possono contro il degrado dei tempi moderni. Oscurata, dimenticata, abbandonata, oggi il vecchio gioiello, nato per riproporre tra i vicoli napoletani i «passages» paragini e le «arcades» londinesi, è letteralmente a pezzi: sopraffatto dall'incuria, frantumato dalle pallonate dei ragazzi che hanno trasformato in un tirassegno gli antichi lumi, violentato dall'acqua che infiltrandosi tra le vetrate senza stucco crea pozzanghere negli avvallamenti del pavimento barocco. Quella che in origine doveva essere il nuovo centro commerciale della città, si è trasformata in una galleria sporca, buia e pericolosa dove chi decide di attraversarla lo fa accelerando il passo. Il caffè letterario «Liberty» è l'unico esercizio commerciale che ha provato a sopravvivere sotto le arcate tra i vari uffici comunali, la tesoreria e il comando dei vigili urbani. Aperto cinque anni fa, sulla scia delle promesse di riqualificazione, da alcuni mesi ha chiuso irrimediabilmente le serrande. «Impossibile vivere in quel posto - lamenta il proprietario Attilio Wanderlingh - la galleria è indifendibile: dai ragazzi che vengono a giocare a pallone, dai barboni, dai disoccupati che hanno deciso di trasformarla in sala riunioni... gli unici che non entrano sono i turisti. Per anni abbiamo chiesto all'amministrazione comunale di provvedere al restauro dell'edificio, ma tutti gli appelli sono sempre caduti nel vuoto». Lo stato di abbandono è sotto gli occhi di tutti: il lungo porticato proprio di fronte al Museo Archeologico è ricettacolo di immondizia e trasformato in cloaca a cielo aperto, mentre l'area che dà su via Bellini con il tempo si è convertita in una sorta di villaggio di cartone attrezzato dai barboni del quartiere. Progetti, discussioni, speranze ed ancora assemblee.. ma in tanti, tra abitanti e commercianti, attendono l'apertura dei cantieri. «È una vergogna - incalza Giuseppe Guida, presidente dell'associazione "Amici di piazza Dante", che in più occasioni ha sollecitato il Comune sulla questione - Intanto i negozi continuano a chiudere e la puzza è diventata insostenibile». Intanto dal Comune fanno sapere che per la Galleria finalmente potrebbe esserci un futuro. Ma il piano di recupero è in ritardo. La delibera contenente il progetto di riqualificazione della zona risale al 2003: solo nei prossimi giorni il piano di restauro dell'edificio, che porta la doppia firma dell'assessorato al patrimonio e quello all'edilizia, dovrebbe arrivare in giunta: 3 milioni e 700 euro di spesa per recuperare un gioiello dimenticato. «Subito dopo l'approvazione l'amministrazione comunale provvederà anche alla pubblicazione di un bando, già pronto, per l'affidamento ad un consorzio di privati delle 22 botteghe che si trovano nelle navate della Galleria», spiega l'architetto comunale Salvatore Iodice, che si è occupato del progetto di valorizzazione dell'area.