Caro direttore, forti venti di cambiamento scuotono Procida, la più piccola delle isole partenopee. Scarsi 3,7 chilometri quadrati di terra, contro le più appariscenti Capri e Ischia; una sorta di cenerentola, con tutte le accezioni del termine: umile, pudica, riservata; negletta, abbandonata, violata. Nella generale corsa allo svecchiamento, anche la primitiva Prochyta (per questo magica) rischia di perdere quella identità che Elsa Morante ha visto e trasferito su Arturo, quasi a legarla per sempre ai connotati che più le appartengono. Divisa tra, arditi progetti che mirano a gioie terrene, e il rivoluzionario new deal inaugurato da Papa Francesco per una più moderna cura delle anime, l'isola, rivisitata e via via aggiornata, si sta allontanando da quella indole naturale, dal suo tempo interiore mai scisso da acqua, luce, rocce, gabbiani che là (né famelici né ingordi come gli adulterati cuginastri di città) ancora ruotano in un unico cerchio di libertà. Una smania di omologazione, curiosamente controversa, anima l'amministrazione procidana. Interessati, com'è giusto, a incrementare turismo e imprenditoria locale, dimenticano poi il loro stesso impegno a educare gli isolani al rispetto della bellezza del territorio, dell'architettura delle case, troppo spesso stravolte, mutilate, o arricchite nottetempo di terrazzini, cancellate, alluminio anodizzato. Fino all'odierna decisione di "riqualificare" anche Punta della Lingua, la spiaggia liberamente assegnata, da secoli, agli abitanti dell'isola. È già in veloce corso d'opera la costruzione del cosiddetto solarium, montato sugli scogli a mò di pedana per cabine alte tre metri; un treno di vagoni che ingombra e toglie luce e visuale ai costoni tufacei di Capo Miseno, ai profili di Nisida e dell'intero golfo. Ricordano i container piazzati in Irpinia nel dopo-terremoto dell'80; quelli ormai neri e arrugginiti da più che trentennali attese; questi, invece, marini, sono previsti abbaglianti. Ma l'idea, e la manomissione degli spazi circostanti appaiono simili. Un programma di lenta, certo inconsapevole, mitridatizzazione. (Fino ad assuefarsi al veleno?). Ferite aperte, invece, per chi l'isola l'ha avuta in sorte come madre, o per chi solo la ama per quello che è, diversa, inimitabile. Non è facile rispettare il carattere di un luogo; a volte lo si viola anche con l'installazione di un lampione, una fioriera. O con una pista di pattinaggio sistemata a un tiro di schioppo dall'acqua, come si è visto a Natale scorso a Procida. Oppure con i cartelloni di benvenuto che invitano festosi nell'Isola del postino, dichiarando così, fin dall'attracco, l'abiura al vecchio, superato Arturo; meglio i lustrini e l'abbaglio del cinematografo, che le rughe delle tirannie del mare. Però, stavolta, contro l'ennesimo spauracchio di perdere l'angolo di sabbia, aspra di ciottoli e sterpi, ma bagnata da un'acqua trasparente, ripulita dalla complicità delle correnti, i procidani si ribellano, alzano la voce, si appellano fino alla Sovrintendenza ai beni culturali. Inutilmente, dal momento che l'importante ente preposto alla tutela ambientale ha già dato il suo assenso al progetto. Intanto, accanto ai conclamati valori di esteriorità e modernismo, anche i nuovi canoni per l'anima dettati da papa Francesco, sbarcano nell'isola - la più religiosa delle tre, da sempre segnata dall'influenza e dal potere della Chiesa; emblematica la ribellione tutta isolana del 1799, nell'ambito della Rivoluzione Napoletana. Così, quei necessari princìpi di semplicità, e dialogo, proposti dal Vescovo di Roma, prontamente diventano: Vuoi una "botta" di vita? Ascolta e vivi la parola di Dio recita il cartellone sul sagrato di un'antica chiesa procidana. È' l'ultimo suggerimento evangelico pop. Linguaggio diretto, à la page, finalizzato ai giovani, a chi avrà in eredità un'isola nuova di zecca.
Il solarium che sfregia Procida
Procida, l'isola più piccola delle tre isole partenopee, sta subendo un cambiamento radicale. L'amministrazione locale vuole incrementare il turismo e l'imprenditoria, ma questo sta portando a una perdita dell'identità naturale e culturale dell'isola. La spiaggia di Punta della Lingua, liberamente assegnata agli abitanti, sta essere "riqualificata" con la costruzione di un solarium e di un treno di vagoni che ingombra la vista. I procidani si ribellano contro questo cambiamento, affermando che l'isola deve essere rispettata e protetta dalla sua bellezza naturale e architettonica.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo