È stato finanziato dalla Regione Campania con 1,8 milioni di euro ma sarà un museo virtuale. Di concreto per ora c'è la spesa a carico della collettività. È il curioso caso dell'Ecomuseo dell'Irpinia che non ha neppure una sede, nel senso che non si tratta di un museo tradizionale ma di una sorta di «rete» di eventi ed esposizioni culturali. Il museo fa parte dei 77 progetti finanziari pochi giorni fa dalla Regione e ritenuti «idonei». Qualche spiegazione va cercata a Sant'Angelo dei Lombardi dov'è nata l'idea del museo che non ha sede ma che mette in comunicazione virtuale le risorse del territorio. NAPOLI Nell'elenco degli eterogenei progetti ritenuti dalla Regione Campania «coerenti» con le iniziative di accelerazione della spesa (pubblicazione sul Burc 18 del 17 marzo 2014) salta agli occhi, per il fascino misterioso che evoca il suo etereo titolo, quello che prevede la realizzazione dell'«eco...museo dell'Irpinia». Che sarà mai? A differenza della maggior parte degli altri 76 progetti promossi da Comuni, a sottoscrivere l'istanza di partecipazione dell'ecomuseo è stata l'Anfe, cioè l'Associazione nazionale famiglie emigrati. Consultando il sito internet è facile risalire alla presidente della sezione irpina Agata Pagliuca; c'è anche un numero di telefono. «Sì sono io la presidente, ma per favore chiamate il sindaco di Sant'Angelo dei Lombardi che sa dirvi tutto». Va bene, ma almeno per grandi linee può spiegarci cos'è questo ecomuseo, visto che è stata proprio l'Anfe a elaborare il progetto? «No, guardi io non dico niente, dovete parlare con il sindaco Repole. Scusate». Clic, linea caduta. Le nubi anziché diradarsi si infittiscono. Non resta che rivolgersi alla sindaca Rosanna Repole che è considerata persona seria e perbene, al di sopra di ogni sospetto. Due giorni dopo la terribile scossa sismica del 23 novembre 1980 fu lei, giovanissima, ad assumere la guida del Comune dopo la morte sotto le macerie del sindaco Guglielmo Castellano. E, trent'anni dopo, nella scorsa primavera, è diventata nuovamente sindaca. Almeno si riesce a capire cosa l'ecomuseo non è. «Non è spiega Repole una struttura tradizionale, ma una sorta di rete sul territorio dell'Alta Irpinia, della Valle dell'Ufita e del Terminio Cervialto. Si tratta di legare insieme le eccellenze, paesaggistiche, culturali, gastronomiche, la memoria storica, delle nostre terre. Io sono addirittura commossa al pensiero di poter conservare le testimonianze della storia della nostra comunità». Tutti pazzi per l'ecomuseo, che più virtuale non potrebbe essere. Una sola cosa è certa: per realizzarlo la Regione dovrà spendere 1,8 milioni di euro, una discreta cifretta. Ma per fare cosa? Un po' di chiarezza in più si ricava dalla tabella riassuntiva presentata alla Regione per ottenere l'ok di massima. Innanzitutto, il progetto coinvolge 11 comuni. Ognuno di questi cercherà di esaltare l'aspetto più rilevante della propria identità. A Caposele, tanto per cominciare, si intende realizzare il «cammino delle acque», con «un corner espositivo ispirato alle relazioni dell'uomo con le acque», mentre l'attività immateriale consisterà nell'organizzazione di escursioni. A Conza della Campania si immagina di allestire «un museo-vetrina ispirato ai siti storici e archeologici dell'Irpinia». Anche in questo caso, la previsione di escursioni. A Flumeri, protagonisti due pilastri della dieta mediterranea, «pane ed olio». Oltre alla creazione di un angolo espositivo si organizzeranno laboratori sull'argomento. A Gesualdo invece di scena i canti della tradizione, con l'immancabile «corner ispirato ai canti per l'amata» e, udite udite, sembra il caso di dirlo, il festival della serenata. A Lioni come a Sant'Angelo dei Lombardi si conserverà la memoria rispettivamente del contadino e del terremoto, mentre a Rocca San Felice verrà allestito un «giardino degli aromi», i profumi d'Irpinia saranno si legge nella scheda divulgati e comunicati (?). A Taurasi ancora un corner «ispirato ai primi anni dell'omonimo rosso a denominazione di origine controllata e garantita». Teora sarà capitale della moda (contadina) d'Irpinia grazie a una vetrina-shop e all'organizzazioni di laboratori. A Torella dei Lombardi, infine, si percorreranno i sentieri fisici e culturali per ricordare le personalità dell'Irpinia. Una parte delle risorse saranno utilizzate per attività definite «trasversali e di accompagnamento», vale a dire la comunicazione e la grafica, ufficio stampa e moderatore incontri, comunicazione web, conferenza stampa di presentazione. Tutto sufficientemente vago per consentire all'immaginazione di inseguire il migliore degli ecomusei possibili. Altro che i prosaici «lavori di ristrutturazione e rifunzionalizzazione del sistema fognario del territorio comunale» di Amorosi, o «l'ordinaria» manutenzione della via Caudina a Maddaloni. Rappresenteranno anche una dispersione di risorse, ma almeno si capisce di cosa si tratta. No, l'ecomuseo è un sogno avvolto dalla nebbiolina mattutina. Una suggestione da 1,8 milioni di euro. Perché le suggestioni di questi tempi sono un lusso. E per il lusso bisogna pagare.