Il nuovo direttore del Pecci Fabio Cavallucci non esclude la collaborazione con Sgarbi. Che però dice no. Cavallucci apre il Pecci a Sgarbi, che sbatte la porta PRATO Si dice che dalle parti del sontuoso Castello Ujazdowski di Varsavia abbia scombinato molti schemi: aperture non convenzionali da mezzogiorno a mezzanotte, giardini a disposizione di picnic delle famiglie. Iniziative molto apprezzate dalle famiglie, al contrario del sindacato a cui sono iscritti i dipendenti del Castello. «È uno che tira dritto, un ariete», ripetono sottovoce gli esperti del settore arrivati ieri mattina a Prato. Pare non esserci davvero nulla di ortodosso nella scelta di Fabio Cavallucci come nuovo direttore del Centro per l'arte contemporanea Pecci per i prossimi tre anni. La presentazione ufficiale del nuovo numero uno, ieri mattina, ha fatto intravedere numerosi scenari di imprevedibilità. Cavallucci, 53 anni di Santa Sofia di Romagna, mette piede nel cortile del centro alle dieci e trenta. Cinque minuti dopo scandisce la sua inattesa apertura «ad una eventuale collaborazione con Vittorio Sgarbi». Ma in serata, il critico ferrarese attacca: «Cavallucci è la persona perfetta per il Pecci, come il Museo non esiste. Quindi è lui che dovrebbe collaborare con me, visto che lui non è nessuno». La nomina di Cavallucci già direttore, tra l'altro, della Biennale di scultura di Carrara, della Galleria Civica di Arte contemporanea di Trento e curatore di più di 300 mostre arriva dopo due mesi non semplici da sintetizzare nei seguenti capitoli: la pubblicazione del primo bando pubblico per scegliere un direttore di museo, le trentasette candidature, l'ira di Sgarbi (che arriva in città in elicottero) per essere stato presumibilmente escluso, promesse raccontate, denunce minacciate e ritirate. In coda le scelte del sindaco Roberto Cenni, presidente del consiglio direttivo, che ha tenuto e tiene la porta aperta al critico d'arte ferrarese. Alla fine però la battaglia del Pecci l'ha vinta Fabio Cavallucci: uno che accetta la sfida mediatica e culturale di Sgarbi, uno che dice di «avere intenzione di reinventare l'istituzione» e che dopo tutto questo gran parlare sul ruolo futuro del Centro deve avere quantomeno coraggio per tenere botta all'orda di attese. Il nuovo direttore sorprende anche in stile e contenuti: la cravatta grossa e la penna nel taschino in «modalità burocrate» non riescono a distrarre l'attenzione dalla «necessità di volare alto» che Cavallucci propone con il suo progetto, quello che ha vinto su tutti i concorrenti. «Penso ad un museo che sia punto di incontro fra le molte arti: l'arte visiva assieme alla danza, al teatro, alla musica». Entrerà in carica da maggio, quando sarà conclusa la sua esperienza a Varsavia, ma già promette a Prato eventi continui oltre alle grandi mostre. Dice di voler «ascoltare il territorio, perché è dal consolidamento dell'identità del nuovo museo che parte lo sguardo verso la vocazione internazionale». Il sindaco Roberto Cenni si mostra disteso per aver raggiunto il traguardo di una corsa che sembrava non dovesse mai finire. Spiega che «Cavallucci è qui per sfruttare al massimo il raddoppio del museo». Ma i tempi potrebbero allungarsi: l'inaugurazione della nuova ala progettata dall'olandese Maurice Nio, prevista per metà maggio, potrebbe slittare di qualche settimana.
Prato. Subito stop da Sgarbi al direttore del Pecci
Il nuovo direttore del Pecci, Fabio Cavallucci, ha aperto la porta al critico d'arte Vittorio Sgarbi, ma poi lo ha attaccato. Cavallucci è stato nominato direttore del Centro per l'arte contemporanea Pecci dopo una lunga selezione, che ha visto 37 candidature. Il sindaco Roberto Cenni ha tenuto la porta aperta al critico, ma alla fine Cavallucci ha vinto la battaglia. Il nuovo direttore propone un progetto per un museo che sia punto di incontro fra le molte arti, e vuole ascoltare il territorio per consolidare l'identità del nuovo museo. L'inaugurazione della nuova ala del museo, progettata dall'olandese Maurice Nio, potrebbe slittare di qualche settimana.
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