Ridiede vita alla Torre del Filarete e rivoluzionò Piazza della Scala La silhouette dell'uomo si staglia contro il cielo. Il suo sguardo va verso il Duomo e da lì pare allagarsi, ad abbracciare dall'alto l'intera città. Anno 1887 circa, il personaggio ritratto nella foto è Luca Beltrami: un'immagine scattata in cima al campanile di San Gottardo in Corte, uno degli innumerevoli edifici milanesi che questo architetto ha restaurato, costruito, salvato. Una foto simbolica, che la dice lunga sul legame affettivo e culturale tra Milano e uno dei più importanti artefici. Già, perché Luca Beltrami ha contribuito in modo incisivo a creare il volto della nostra città a cavallo tra '800 e '900: da Santa Maria delle Grazie alla Sinagoga di via Guastalla, da Palazzo Marino alle sedi bancarie di piazza Scala e del Cordusio, dal Palazzo della Permanente a quello del «Corriere della Sera» in via Solferino, giornale di cui è stato anche direttore per qualche mese nel 1895. Interprete di successo, nel suo stile eclettico e monumentale, della crescita della metropoli, del suo sviluppo economico-industriale, della sua borghesia colta e solida che sapeva misurarsi con le istanze più avanzate del periodo. Oggi il valore professionale e umano di questo grande progettista viene sancito da una rassegna che ne ricostruisce l'opera e personalità: la bella mostra, intitolata «Luca Beltrami (1854-1933). Storia, arte e architettura a Milano», curata da Silvia Paoli e coordinata da Claudio Salsi, ha trovato sede ideale in alcune sale del Castello Sforzesco. Perché diciamo sede ideale? Perché il Castello è il capolavoro di Beltrami, la summa del suo impegno, delle sue idee innovatrici, dei suoi valori. «A fine '800 il Castello non era per nulla amato dai milanesi. Era un rudere cupo, in rovina: caserma di oppressori, prigione, patibolo di patrioti. Rischiava di essere sventrato dalla speculazione edilizia racconta la curatrice Paoli . Per fortuna Luca Beltrami, con lungimiranza, si è battuto per la sua salvezza e ha vinto, riscoprendone le radici storiche e restaurandolo in modo filologico. In più, ne ha ribaltato il significato negativo in positivo, trasformandolo in museo e centro di studi, luogo identitario della città, contenitore di memorie storiche collettive, pubbliche raccolte d'arte, archivi, biblioteche». Così come il Castello, uno dei luoghi più conosciuti e frequentati di Milano, è ancora oggi, sottolinea Salsi: un contesto vivo, dove si lavora alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio artistico proprio sulle tracce indicate da Beltrami. In mostra la storia del monumento è ricostruita prima e durante il suo intervento: attraverso stampe, mappe, documenti, oggetti, filmati e foto d'epoca si segue passo passo il cantiere del restauro sforzesco. Ma si osservano anche studi e progetti per altri edifici, mentre si scoprono generosità e senso civico dell'architetto. Che nel 1902 mette all'asta la sua raccolta privata di dipinti per sopperire alla mancanza di fondi e proseguire i lavori della Torre del Filarete. Perché quest'uomo sorprendente e cosmopolita (aveva studiato all'École des Beaux-Arts di Parigi) è anche un collezionista. E poi incisore, disegnatore, giornalista, docente di rilievo architettonico a Brera, museologo, storico dell'arte, divulgatore culturale. Anticipatore della tutela del patrimonio storico-artistico e della rivalutazione delle arti decorative. Con l'intuizione attualissima che il bello e il «saper fare» artigianale fossero chiavi del nostro futuro . Chiara Vanzetto Il calco ritrovato di una «Niobide» Nella Sala del Tesoro, quella con il celebre affresco di «Argo» del Bramantino, si scopre il Luca Beltrami studioso e appassionato d'arte. Che colleziona disegni, promuove lo stacco di affreschi antichi per conservarli, scrive saggi su Bergognone e Luini, pubblica cataloghi di arti decorative. Qui si vede tra l'altro un prezioso piviale ricamato, rubato ad Ascoli Piceno e ricomparso sul mercato londinese, che Beltrami riesce a recuperare all'Italia. Si vede anche il calco in gesso di una «Niobide», personaggio mitologico, tratto da un originale greco del V secolo a. C. Una storia curiosa. La statua viene ritrovata a Roma, in un terreno di proprietà della Banca Commerciale Italiana per cui Beltrami ha costruito la sede milanese. Detto fatto, il prezioso reperto viene «rapito» e portato qui: prima in questa sala, dove attraverso la porticina sotto l'«Argo» si entrava proprio nello studio di Beltrami, poi in un atrio della Banca in piazza Scala. Scoppia una pittoresca battaglia giornalistica tra meneghini e romani, che rivendicano entrambi il diritto a possedere la «bella inginocchiata». Roma la vince, ma Beltrami ha fatto eseguire almeno un calco della statua, che poi dona all'Accademia di Brera: ritrovato nei depositi della Gam, è stato restaurato per l'occasione.
Milano. Beltrami l'anticipatore
Luca Beltrami è stato un architetto, progettista e restauratore milanese che ha contribuito a creare il volto della città a cavallo tra '800 e '900. Ha lavorato su numerosi progetti, tra cui la restaurazione del Castello Sforzesco, che è diventato un luogo identitario della città. La mostra "Luca Beltrami (1854-1933)" è stata organizzata al Castello Sforzesco per ricostruire la sua opera e personalità. La mostra esplora la storia del Castello, il restauro e la valorizzazione del patrimonio artistico. Beltrami è stato anche un collezionista, incisore, disegnatore e giornalista, e ha anticipato la tutela del patrimonio storico-artistico e la rivalutazione delle arti decorative.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo