L'amministrazione comunale di Brescia deve trovare terribilmente provinciale il fatto che il Louvre sia diretto da un archeologo e la National Gallery di Londra da uno storico dell'arte, e così ha pensato bene di affidare tutti i meravigliosi musei della città a una figura in possesso di una "Laurea Magistrale o di Vecchio Ordinamento, o titolo equivalente conseguito presso istituto universitario estero, preferibilmente con indirizzo manageriale". Qualcuno che abbia un' "esperienza pluriennale nell'organizza e gestione di strutture culturali pubbliche o private, preferibilmente di carattere museale in Italia eo all'estero". Preferibilmente, ma non importa: se hai diretto un festival di skateboard in Malesia, o una corale di voci padane a Giussano va benissimo. E gli incliti amministratori non sembrano turbati dal fatto che il futuro direttore della Fondazione Brescia Musei dovrà sovrintendere "alle attività scientifico culturali" (così il bando, scaduto il 10 marzo). Si dice che siano pervenute circa 40 domande, ma il Direttore generale del Comune, che avrebbe dovuto monocraticamente effettuarne una preselezione, Alessandro Triboldi si è dovuto dimettere perché l'Autorità Nazionale Anticorruzione ha ritenuto che non potesse essere contemporaneamente anche direttore di Brescia Infrastrutture: vatti a fidare dei manager! Ben altre le idee che vengono dalle associazioni culturali dei cittadini bresciani, che domani presenteranno proposte per una riforma del sistema bresciano della cultura e dell'arte che partono constatando che "dopo una stagione imperniata attorno al progetto trionfalistico di Brescia città d'arte, basato quasi esclusivamente sulla realizzazione di grandi mostre affidate a privati, i problemi vecchi e nuovi del contesto culturale si stanno imponendo all'attenzione dell'opinione pubblica e degli operatori del settore. È quindi necessario un nuovo progetto per la città, una sostanziale riforma del sistema della cultura e dell'arte locale, che parta da un modello culturale diverso". Siamo lontanissimi dal super-manager dei musei. Per fortuna.