POMPEI E I TESORI DA SALVARE Egregio dott. Augias, vivo all'estero da qualche anno e torno in Italia solo una o due volte l'anno. Mi colpiscono ogni volta due cose. I danni e il declino che devo constatare soprattutto nelle grandi città come Roma o Milano. La residua bellezza del paese nonostante il modo selvaggio in cui gli italiani lo trattano. Tempo addietro ho viaggiato da Milano a Roma in treno. Era una giornata di sole invernale che seguiva alcuni giorni di pioggia. Quello che vedevo scorrere sotto i miei occhi era un paesaggio di una serenità, di una civiltà rare nel pianeta. Nell'ondulazione delle colline, nei filari di cipressi, nei confini ben disegnati del campi, ho visto le tracce di una fusione perfetta tra natura e cultura. Poi sono tornato a New York e, pochi giorni fa, ho letto dell'ennesimo crollo a Pompei. Ma possibile, mi chiedo, che non si riesca a salvaguardare quel patrimonio unico al mondo? Ma che bisogna fare perché (non so bene di che parlo) un ministero, un prefetto, il capo del Governo, il presidente della Repubblica, intervengano? Ma nessuno capisce che sfruttando al meglio anche una parte dei tesori che l'Italia possiede, si risolverebbe gran parte dei suoi problemi? Lettera firmata E' una buona domanda. Me la faccio anch'io. Come si fa a non capire che quel patrimonio ben gestito e pubblicizzato potrebbe risolvere non pochi dei nostri problemi? I ministri si succedono, i propositi si ripetono, gli stessi guai si ripresentano. Lunedì scorso, intervenendo su questo giornale, Salvatore Seltis si chiedeva: a chi tocca tutelare e promuovere il nostro patrimonio artìstico? Se riuscissimo una volta per tutte a rispondervi in maniera certa avremmo risolto buona parte delle attuali insufficienze. La coppia Tremonti-Bondi nel 2008 ha dimezzato i fondi disponibili per le Soprintendenze. Non si vuole certo additare un unico capro espiatorio, però ammettiamo che fu un gesto sconsiderato al quale l'allora ministro Bondi avrebbe dovuto opporsi con ogni forza. Nel suo ultimo libro, iGovernare gli italianii (Il Mulino ed.) Sabino Cassese ripercorre la storia dello Stato. Ritroviamo ancora una volta il difetto numero uno, aggravatosi con gli anni: l'appartenenza (anzi: la fedeltà) politica che sostituisce il merito. Settis ricordava che lo stesso Renzi (dioloperdoni) ha definito le Soprintendenze «un intralcio». Una volta, quando vigevano criteri meno offensivi, quel personale specializzato rappresentava una delle punte d'eccellenza dell'amministrazione pubblica. Il nuovo ministro Franceschini riuscirà a fare meglio dei suoi predecessori? Gli servirà molto coraggio e una determinazione d'acciaio. Ha cominciato bene definendo il ministero dei beni Culturali «il più importante».Nessuno aveva mai detto prima questa ovvia verità. Auguriamoci che sia un buon viatico. CORRADO AUGIAS c.augiasrepubblica.it Twitter corradoaugias