Tavola rotonda su Firenze e i suoi tesori: come promuoverli, come dare impulso al turismo Firenze, 15 marzo 2014 - La cultura per creare un'identità comune, per rilanciare l'immagine di Firenze nel mondo e soprattutto per sviluppare nuove economie e aumentare l'occupazione. Sono questi alcuni dei principali temi sviscerati al circolo Andreoni sede dell'incontro al quale hanno partecipato la senatrice Rosa Maria Di Giorgi, l'ex ministro nel governo Letta, Massimo Bray e il vicesindaco Dario Nardella. All'incontro hanno assistito oltre duecento persone, tra operatori teatrali, direttori di biblioteche e persone interessate al tema del dibattito. "La cultura non è qualcosa di morto e di immobile, la cultura è la sponda per creare identità e tanti, tantissimi nuovi posti di lavoro ha sottolineato Rosa Maria Di Giorgi Dobbiamo migliorare il rapporto tra il governo centrale e le istituzioni locali e il dialogo tra i comuni e le sovrintendenze". Molto interessante anche l'intervento di Massimo Bray, che ha lanciato alcune frecciate al suo partito. "Il mondo della cultura, chi ogni giorno lavora nei teatri, nelle biblioteche, nelle scuole e nelle università ha mostrato in questi venti anni un modo di essere e di vivere per la sinistra, un esempio che però non è stato seguito. Il nostro partito ha avuto il torto di aver ascoltato troppo poco queste voci. Dobbiamo ripartire da questo punto, per un rilancio reale del tema, perché cultura significa anche turismo. E turismo significa crescita economica e tanti posti di lavoro in più. E solo con una nuova politica occupazionale, di qualità, sarà possibile uscire in modo definitivo da questa crisi". Atteso anche l'intervento di Dario Nardella, che ha sfruttato l'occasione per sintetizzare alcuni punti sui quali si baserà la sua campagna elettorale per Palazzo Vecchio. "Voglio una cultura aperta a tutti e non elitaria. Firenze viene vissuta dal mondo come un patrimonio dell'umanità e non solo come una città normale. Noi abbiamo il dovere di valorizzare ciò che abbiamo ereditato. Ma non dobbiamo pensare ad una cultura che ha paura dell'economia. Al contrario, dobbiamo usare il mercato per diffondere la cultura anche dove oggi essa non riesce ad arrivare. Io credo ha concluso Nardella che investire soldi pubblici per conservare debba essere un punto di partenza per poi aver la possibilità di fruire di quel luogo, di quel monumento, di quel museo".