SICILIA - Il monastero dei Benedettini di San Nicolò l'Arena è un monumento aperto al pubblico perché sede di università, di una biblioteca storica di grande importanza, di una chiesa officiata. Si può visitare ogni giorno, senza problemi, eppure ieri, per le «Giornate del Fai», è stato preso d'assalto da migliaia e migliaia di persone. Sembra incredibile, ma è così. I catanesi si sono riversati negli immensi e grandiosi spazi del complesso benedettino felici di farsi guidare da un esercito di ragazzi delle scuole dell'obbligo e delle superiori, 600 studenti che si sono preparati con cura per questo appuntamento. Hanno studiato, seguito le spiegazioni dei loro docenti e poi si sono messi alla prova, con l'orgoglio e la fierezza di chi fa qualcosa di importante per la propria città. Una grande operazione culturale della quale dobbiamo essere grati al Fai e alla delegazione catanese, guidata dalla prof. Antonella Mandalà, che, a partire da novembre, ha messo in moto una complessa macchina organizzativa che ha mobilitato enormi risorse umane e intellettuali. Uno sforzo notevole che ogni anno riscuote il gradimento della cittadinanza che, attraverso queste iniziative, scopre i propri beni artistici e culturali, impara a conoscerli, ad amarli e a rispettarli. La più grande operazione di educazione civica per intere generazioni di catanesi. E sono proprio loro, i catanesi più giovani, il perno su cui si regge questa scommessa. Presidiano ogni angolo del monastero, riconoscibili dal simbolo del Fai che portano al petto, attenti ad accogliere i visitatori e ad offrirsi come guida per un tratto del lungo percorso. E se ci sono stranieri - e ce ne sono, e tanti - alcuni di loro passano all'inglese per illustrare la storia del sito. Nella chiesa di San Nicolò l'ingresso è libero. Ad accogliere i visitatori, già dal sagrato, sono gli studenti del liceo classico Cutelli e quelli del corso turistico dell'Alberghiero. Ognuno di loro prende in carico un gruppo di persone e lo guida alla scoperta di questo enorme tempio, gli occhi che brillano per la gioia di illustrare le meraviglie del luogo, per il piacere di vedere lo stupore dei visitatori e per l'orgoglio di sapere rispondere alle loro domande. Ci tengono a soffermarsi sulle particolarità: l'organo di Donato del Piano dalle migliaia di canne d'argento capaci di riprodurre tutti i suoni degli strumenti a canna e a corda e persino il canto degli uccelli, e poi la meridiana realizzata sul pavimento del transetto, le ninfee dei lampadari che una volta, prima della depredazione, erano in cristalli di Boemia. E ancora il sacrario dei Caduti delle due grandi guerre, le corone d'alloro che ogni anno ripongono insieme militari italiani e tedeschi, la lapide che ricorda il sacrificio di Jan Palack... I presenti ascoltano e fotografano con telefonini e smartphone. Ivan, del IV Ricevimento dell'istituto Alberghiero, incede sicuro, disponibile, allegro. «Mi piace la mia città. E tutto quello che c'è da sapere lo voglio sapere. No, non ho studiato molto, non mi sono stancato. Quando c'è passione si fa in fretta». Quando c'è passione, appunto. Ed appassionata è la docente di Lettere che li ha preparati, Graziella Guerrera. Ora che la storia dell'arte è stata eliminata dagli istituti professionali - nel Paese più ricco d'arte del mondo, nel Paese che solo puntando sui suoi beni culturali può superare la crisi che lo attanaglia - ha chiesto e ottenuto di dedicare, comunque, un'ora a questa materia. E i ragazzi la seguono, anche fuori dalla scuola. Li ha iscritti tutti al Fai e seguono le lezioni che, da quest'anno, la prof. Teresa Di Blasi ha avviato a Castello Ursino ogni giovedì pomeriggio. Per la docente dell'Alberghiero è un cruccio pensare che per gli allievi del corso turistico la città non offra occasioni per sperimentarsi. Per chi si occupa di cucina, ristorazione e servizi a tavola ci sono mille manifestazioni in cui mettersi alla prova. Nulla di tutto questo, invece, per chi si occupa di accoglienza turistica. Per questo la prof. Guerrera coglie l'occasione delle «Giornate del Fai» per lanciare una proposta all'amministrazione comunale. «I nostri ragazzi hanno l'obbligo di fare 150 ore l'anno di stage fuori dalla scuola, e sono coperti da assicurazione. Potrebbero essere impegnati ad accogliere i turisti al porto, al loro arrivo, e, soprattutto, potrebbero tenere aperti tutti i monumenti e le chiese di Catania, a partire da quelle di via dei Crociferi. Nei cinque plessi della scuola sono circa 200 ragazzi pronti ad impegnarsi. Perché la città spreca questa occasione a danno di tutti? ». Le sue colleghe, presenti in piazza Dante, raccontano di essersi improvvisate guide per gruppi di turisti provenienti da Torino e da Ravenna. «Hanno preso un pacchetto per un fine settimana a Catania, nonostante gli amici li scoraggiassero. "Che ci andate a fare? Non c'è niente da vedere". Erano così stupiti da quello che hanno visto, da quanto abbiamo mostrato loro, da decide di ritornare presto, e per un periodo più lungo. Ecco. Vorremmo che nel futuro i nostri studenti potessero accoglierli e accompagnarli alla scoperta della città». Una richiesta che di sicuro l'amministrazione comunale valuterà con attenzione. All'ingresso del monastero le ragazze e i ragazzi del Maria Ausiliatrice e dell'istituto artistico Lazzaro raccontano dei vari insediamenti sulla collina di Montevergine: le tombe neolitiche, i resti greci e romani, il cardo di epoca imperiale che si vede ancora nel cortile del monastero e che continua integro sotto l'asfalto di via dell'Antico Corso, e poi la prima costruzione cinquecentesca dei Benedettini, le rovine della lava e del terremoto, e infine la ricostruzione, splendida e sfarzosa. Varcato il portone principale, ai piede dello scalone monumentale, le socie del Fai accolgono i visitatori offrendo una mappa del monastero, curata da Officine culturali, e chiedendo un contributo libero. Offerta suggerita 3 euro. 24032014