Viviamo nella Sicilia dei furbi e dei fessi. I fessi, inutile dirlo, siamo la maggioranza. I furbi, per quanto siano una minoranza, sono ad alta specializzazione nell'imbroglio. C'è in proposito un lungo bollettino criminale. Diventa quindi irritante assistere quasi impotenti alla squallida guerra delle poltrone in corso alla Regione. Con quale coraggio o, meglio, è più spontaneo dirlo, con quale faccia tosta questi signori possono continuare a ricattarsi a vicenda, quando c'è un'Isola in apnea? La conquista di una poltrona sarà per loro senz'altro il massimo della vita, ma alla gente, specie quella in difficoltà, ciò non interessa per nulla. Anzi accresce la disistima verso la classe politica. Finiamola con la frase trita e ritrita del «lavoriamo per il bene dei siciliani», quando non si sa o si fa finta di non sapere, quale sia il vero bene della gente. Scoprire da un recente rapporto della Confcommercio che la Sicilia spreca ogni anno 14 miliardi di euro con pessimi servizi, è mortificante per chi non riesce quotidianamente a sbarcare il lunario o per quelle aziende costrette a chiudere. A molte delle quali la Regione non è in grado di pagare i suoi debiti. In compenso, come abbiamo detto, il bollettino criminale quotidianamente si aggiorna. Dall'inchiesta partita nel 2012 della «mala gestio» per i grandi eventi che ha visto coinvolti politici, burocrati, imprenditori; a quella «Iban» del 2013 sempre con funzionari e burocrati della Regione in primo piano; alla vicenda dei «pannoloni»; nonché all'appropriazione dei fondi dell'Ars da parte dei deputati, quasi tutti compiacenti. Poi c'è la madre di tutti gli scandali, la Formazione professionale che, oltre ai numerosi arresti già effettuati in diverse operazioni tra Palermo e Messina, dovrebbe portare in carcere, pure un mammasantissima della politica siciliana, Francantonio Genovese. Che per la vergogna dei suoi elettori, risulta il politico più votato. La truffa della Formazione è l'emblema della corruzione della Regione Siciliana. Protestano i quindicimila «professori», rimasti senza stipendio (un esercito, figlio di una prosperosa clientela elettorale), restano con le mani vuote i cosiddetti «alunni», vittime ignari di un cinico disegno del malaffare. Merce umana oggetto di una squallida compravendita finalizzata a costituire nuovi falsi corsi e ottenere così i finanziamenti. Soldi andati a ingrossare i conti correnti dei furbi. Persino tra i precari, che hanno avuto sempre la solidarietà della gente, si sono annidati i furbi. Alcuni godevano del sussidio pur avendo un reddito dignitoso, altri non avevano le carte in regola con la giustizia. Nella lista dei cosiddetti precari c'era, ad esempio, chi aveva un reddito di 146mila euro o chi andava a passeggio con le armi in auto o chi era «raccomandato» dalla mafia. I veri precari, i fessi cioè, sono rimasti a guardare. Avevano qualche speranza in una sistemazione definitiva, ora il loro futuro è tutto da scoprire. Del resto cosa si può chiedere a una Regione senza morale e senza cultura? Quest'ultima, poi, nella politica siciliana è rimasta quasi sempre una sconosciuta. Mai un programma serio ad ampio respiro in una Sicilia che per sua natura è un palcoscenico a cielo aperto. Solo anonime manifestazioni spreca denaro, mentre i teatri (a Catania lo Stabile e il Bellini sono un esempio) agonizzano, i loro dipendenti da mesi non vengono pagati; l'Inda, uno dei pochi fiori all'occhiello, a Siracusa non vive giorni felici; Taoarte rimane sempre un oggetto misterioso; a Segesta gli spettacoli che avevano una loro originalità sembrano ormai far parte del passato; qualche evento importante si farà per merito dei privati; i beni archeologici (in tanta miseria si può parlare di ricchezza) non sono mai stati inseriti in un reale progetto promozionale nel mondo. Crocetta quando cominciò la sua avventura di governatore chiamò nella sua giunta due personaggi di livello internazionale, Franco Battiato e Antonino Zichichi. Si pensò che intendesse volare alto. Ma fu solo un'illusione. Battiato e Zichichi non potevano impegnarsi a tempo pieno e così le ali si sciolsero, peggio di Icaro, prima di volare fuori dal labirinto melmoso della Regione. Un territorio senza cultura (la crisi dei giornali regionali da noi di recente denunciata fa parte di questo contesto) così è destinato a desertificarsi. Nell'animo e nelle menti. Il rischio è di assistere a una specie di eutanasia assistita. Tra l'altro, conoscendo gli uomini, male assistita.