«LE MOSTRE capaci di attrarre grandi numeri, di fare audience, sono sempre più di moda. Ma il risultato si misura dal catalogo. E spesso, finita l'esposizione, nei cataloghi non resta nulla. "I trionfi del barocco" o "Corti e città" sono diventate, invece, un patrimonio di conoscenze: non qualcosa che dura qualche settimana e poi sparisce». Maria Cattaneo Leonetti, presidente regionale del Fai, ieri ha chiesto a Fassino più impegno nella progettazione di mostre di qualità. Cosa non va in Renoir? «Non va il risultato, in termini di ricerca e di acquisizione di conoscenze. È vero che c'è bisogno di fare numeri: per fare cultura servono soldi. Ma quando un Comune, un'Università, una Soprintendenza, come si preannuncia con la mostra sulla Torino medievale, si mettono a lavorare su un progetto che impegna due o tre anni di lavoro, il risultato alla fine diventa un patrimonio di conoscenze, qualcosa che resta sul territorio, che entra nei libri di storia dell'arte. Padova lo ha fatto di recente con la mostra su Pietro Bembo: equivale a fare ricerca. Non sono solo spot, ma il risultato di anni di indagini, di preparazione, di studio. E se il progetto è forte si trovano anche le risorse». Non si rischiano mostre poco gradite al pubblico? «Qualsiasi mostra va resa comprensibile a tutti, ma la verità è che la gente vuole conoscere. Il nostro patrimonio pretende questa capacità di guardarvi dentro, di analizzarlo, di aggiungere conoscenza a conoscenza. Oggi (ieri per chi legge, ndr) sono stata a Casale Monferrato, dove il Fai ha reso visibile una collezione di duemila monete auree dell'età di Augusto, di solito tenute nel caveau di una banca. Non ha senso che un grande patrimonio resti nascosto e non si conosca». (g. g.)
PIEMONTE - "Più ricerca dietro le mostre o restano spot come Renoir"
Maria Cattaneo Leonetti, presidente regionale del Fai, ha chiesto a Fassino più impegno nella progettazione di mostre di qualità. Ha sottolineato che il risultato di una mostra non deve essere solo un catalogo, ma un patrimonio di conoscenze che dura nel tempo. Ha citato l'esempio di Padova, che ha fatto una mostra su Pietro Bembo e ha reso visibile una collezione di monete auree dell'età di Augusto. Ha anche sottolineato che la gente vuole conoscere il patrimonio culturale e che non ha senso che un grande patrimonio resti nascosto e non si conosca. Cattaneo Leonetti ha chiesto di fare numeri, ma anche di fare cultura e di investire in progetti di qualità.
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