Venerdì la sala era stracolma: siamo accorsi in molti per ascoltare Giovanni Caudo, assessore all'urbanistica del Comune di Roma, che riproponeva la questione del destino del cuore della città dopo decenni di oblio o atti inconcludenti. E l'assessore non ci ha delusi. Ha detto di voler produrre al più presto un progetto di ampio respiro, perché interventi puntuali rischiano di sfilacciarsi, mentre un progetto preciso impone a tutti impegno via dei fori imperialiper la sua riuscita. In un'Italia che non programma più quasi nulla e vive alla giornata, sono parse parole strabilianti. Il progetto ha una motivazione forte: "oggi Roma è circondata da outlet ha detto Caudo e la gente non viene più a passeggiare in centro ma va all'outlet. C'è chi ha visto in vita sua solo i timpani e le colonne dell'outlet. Bisogna riportare la gente in centro ad ammirare le colonne vere". Si richiama dunque esplicitamente all'idea del sindaco Petroselli, che identificava nel Progetto Fori il modo più efficace di accorciare le distanze tra centro e periferie e tra i tempi della storia, e dunque di costruire una città vera. Parlava di "riappropriazione popolare della romanità", come ha puntualizzato Vezio De Lucia, presidente dell'Associazione Bianchi Bandinelli che ha organizzato l'incontro. Ma l'assessore ha ribadito più volte che la sua non vuole essere un'operazione nostalgica bensì ancorata nella città contemporanea: l'esigenza di riformare la città è oggi ancor più urgente di allora, e mentre a suo tempo si propose la realizzazione di un grande parco archeologico, oggi l'assessore ribadisce come quell'area sia parte integrante della città attuale e debba quindi essere liberamente percorsa da tutti, ancorché solo a piedi o in bicicletta. "Dev'essere un'area da vivere nel quotidiano", ha ribadito più volte. Un luogo dove la gente possa transitare ammirando l'antico, così come aveva immaginato anni fa Adriano La Regina, aprendo la via Sacra al passeggio pubblico. A00175567Fino a qui concordiamo in pieno su tutto, anche se non nascondiamo qualche perplessità. Sul Manifesto di ieri sono comparsi due articoli: uno narra criticamente l'incontro di venerdì, mentre l'altro è un'intervista al sindaco Ignazio Marino che parla solo di parco archeologico "chiuso", recintato, "il più grande del pianeta", e non di luogo della città contemporanea. Parla inoltre di finanziatori che hanno già espresso interesse per il progetto e di fondi europei, mentre l'Assessore non ha minimamente accennato all'aspetto economico dell'operazione, benché sollecitato. Pare insomma che ci sia un rimpallo tra sindaco e assessore la cui finalità ultima non è ancora del tutto chiara. Chiaro è invece il metodo di lavoro: il giusto coinvolgimento dei romani, e a tal proposito l'assessore ha chiarito che quello di venerdì è stato solo il primo di una serie di incontri volti a interessare sempre più la cittadinanza alla questione. E l'altrettanto sacrosanta richiesta già avanzata al ministro Franceschini di riaprire quel tavolo di lavoro congiunto Stato-Comune sui Fori che aveva interrotto i suoi lavori nel 2008. Via dei Fori Imperiali (1)In realtà, il Comune ha chiesto a Franceschini di aprire anche un secondo tavolo per "vedere quali dei vincoli imposti nel 2001 dall'allora governo Berlusconi è possibile rimuovere", come afferma Marino nell'intervista. Si vuole insomma togliere il vincolo a via dei Fori imperiali per abbatterla una volta per tutte. Venerdì in sala si è alzata solo la voce di Umberto Croppi, ex assessore alla cultura della giunta Alemanno, a difesa di quella via: Croppi ha sottolineato con forza la lunga gestazione del progetto, che risale all'Ottocento, e il suo profondo significato urbanistico e di dialogo con l'antico. Ne siamo convinti anche noi e l'abbiamo già più volte ribadito: quella via, nel bene e nel male, è stato l'ultimo vero tentativo moderno di dialogare con l'antico. Non una "ferita", come si ama definirla, ma vera connessione dal senso ben preciso. Siamo stati noi, dal dopoguerra in poi, a trasformarla in "ferita" perché incapaci di attribuirle un senso nuovo: ne abbiamo fatto un'autostrada dove sfrecciare in auto, del tutto incuranti Roma-viadeiforiimperiali01dell'antico che la circonda. Siamo noi che abbiamo spezzato quel legame con l'antico che Mussolini, a modo suo, aveva chiaro in mente, come del resto chi l'ha preceduto: quella via non è mai stata solo il frutto di un capriccio di Mussolini, come dice l'assessore Caudo. Ma abbattere via dei Fori imperiali non significa solo cancellare memoria dell'unico intervento urbanistico moderno: come sottolinea Raffaele Panella, quella via oramai serve alla città contemporanea. Se quell'area dev'essere parte della città, va percorsa in molti sensi, e non solo nei sensi trasversali che piacciono all'assessore Caudo, perché memori dei percorsi antichi. Bisogna poter andare da piazza Venezia al Colosseo, per capirci. La passeggiata c'è già e si può ridurre di dimensione e trasformare persino in una passerella leggera, se proprio si vuole; però, perché buttarla all'aria? Solo perché l'ha fatta Mussolini? L'assessore pareva quasi infastidito dal convergere del dibattito sulla via e, in parte giustamente, ribadiva l'importanza del progetto complessivo al di là della forma che prenderà, e che andrà discussa e condivisa in molte sedi. Però l'idea forte che lui ha lanciato, quella che ha fatto breccia e ha guadagnato i titoli dei giornali, è proprio l'abbattimento di via dei Fori imperiali. E senza una decisione meditata e scevra da ideologismi su quella via, per i Fori di Roma non ci sarà futuro possibile.
Fori di Roma: le parole dell'assessore
Venerdì, la sala del Comune di Roma era stracolma per ascoltare Giovanni Caudo, assessore all'urbanistica, che riproponeva la questione del destino del cuore della città dopo decenni di oblio. Caudo ha detto di voler produrre un progetto di ampio respiro per interventi puntuali, che rischiano di sfilacciarsi. Il progetto ha una motivazione forte: "oggi Roma è circondata da outlet e la gente non viene più a passeggiare in centro ma va all'outlet". Caudo si richiama esplicitamente all'idea del sindaco Petroselli, che identificava nel Progetto Fori il modo più efficace per accorciare le distanze tra centro e periferie e tra i tempi della storia.
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