Una storia d'amore che attraversa venticinque secoli. E lega l'antica Etruria, l'odierna Toscana e l'Inghilterra del Settecento. La celebra la mostra "Seduzione etrusca. Dai segreti di Holkham Hall alle meraviglie del British Museum" inaugurata ieri a Palazzo Casali a Cortona, sede del Maec, il Museo dell'Accademia etrusca, dove resterà visitabile fino al prossimo 31 luglio (tutti i giorni dalle 10 alle 19; ingresso 12 euro). Un evento reso eccezionale dal cospicuo prestito concesso dalla prestigiosa istituzione londinese: ben quaranta reperti sui circa 150 esposti, il maggior numero mai uscito dal museo di Great Russell Street. A giustificare una collaborazione tanto significativa sono le vicende stesse che l'iniziativa intende raccontare: una pagina fondamentale dell'etruscologia che trova la propria ragion d'essere nella moda del Grand Tour e nella fascinazione dei nobili anglosassoni del XVIII secolo per le antiche civiltà mediterranee. Era il 28 agosto del 1712 quando il quindicenne Thomas Coke, futuro conte di Leicester, si imbarcò col suo precettore Thomas Hobart da Dover alla volta di Calais: lo aspettava un viaggio pedagogico lungo ben sei anni dalla Francia all'Italia, con ripetute soste a Roma e Firenze. Quello tra Coke e l'antico fu un coup de foudre, tanto che nel 1718, una volta tornato in Inghilterra, il giovane aristocratico riuscì a entrare in possesso del De Etruria Regali, manoscritto composto un secolo prima dall'erudito scozzese Thomas Dempster, decidendo insieme a Filippo Buonarroti, studioso discendente della famiglia di Michelangelo, di farlo pubblicare proprio a Firenze, presso le Stamperie medicee, ampliandolo con illustrazioni e note. L'operazione, costata 2 mila scudi fiorentini e portata termine nel 1726 un anno prima che a Cortona venisse fondata l'Accademia Etrusca, che vide l'adesione dei grandi intellettuali del tempo, da Montesquieu a Voltaire dette origine al primo volume a stampa completo di corredo iconografico delle principali opere etrusche in Italia. Un'opera destinata a diventare il testo fondante della moderna etruscologia, alla quale avvicinò, negli anni successivi, centinaia di studiosi. A suggerire l'idea della mostra è stato, tre secoli dopo la pubblicazione, il ritrovamento dei disegni originali e delle lastre di rame incise per il volume in un corridoio di Hokham Hall, residenza dei conti di Leicester nel Norfolk, insieme a nuovi, inediti documenti sulla pubblicazione del De Etruria. Al centro del percorso espositivo, accanto ai capolavori custoditi al British preziosissimi reperti provenienti da Prato, dal la- go degli Idoli del Falterona, da Arezzo, Perugia, Chiusi, Orvieto, Sartiano, Bolsena e Vulci vi sono opere-simbolo della cultura etrusca provenienti da varie istituzioni italiane, compresa la celebre statua dell'Arringatore dal Museo archeologico fiorentino, oltre al manoscritto originale, alle illustrazioni e alla prima versione a stampa del De Etruria, e a una serie di testimonianze del Grand Tour di Coke, comprese le vedute delle città italiane che questi fece commissionare a pittori dell'epoca. In particolare, tra gli oggetti etruschi arrivati dall'Inghilterra, spiccano la famosa statuetta dell'Offerente, rinvenuta nel 1735 a Pizzidimonte vicino alla riemersa città etrusca di Gonfienti, l'importante Testa bronzea a grandezza naturale scoperta in un'isola del lago di Bolsena nel 1776 e ancora la semisconosciuta e affascinante Statua-cinerarioin pietra, alta un metro e quaranta, rinvenuta a Lucignano.
Dal British Museum il senso degli inglesi per la bellezza etrusca
La mostra "Seduzione etrusca. Dai segreti di Holkham Hall alle meraviglie del British Museum" è stata inaugurata a Palazzo Casali a Cortona. La mostra raccoglie reperti etruschi provenienti dal British Museum e da altre istituzioni italiane, tra cui la celebre statua dell'Arringatore dal Museo archeologico fiorentino. La mostra racconta la storia d'amore tra Thomas Coke, un giovane aristocratico inglese, e l'antica Etruria, e lega l'antica Etruria, l'odierna Toscana e l'Inghilterra del Settecento. La mostra è stata resa possibile grazie al prestito di quaranta reperti dal British Museum, il maggior numero mai uscito dal museo.
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