O meglio, gli ecologisti, guidati da Pippo Civati, temendo la diossina, vogliono stopparla La Pedemontana bloccata dalla diossina. A Seveso in Brianza, il famoso incidente dell'Icmesa, che nel 1976 provocò il più famoso disastro ambientale italiano, con il rilascio nell'area di una nube tossica che provocò l'evacuazione di migliaia di persone, continua a far danni. Il sindaco della cittadina, Paolo Butti, piddino civatiano, insieme a quello di Desio, Roberto Corti, vicino a Matteo Renzi, hanno minacciato di bloccare il cantiere della nuovo autostrada Varese-Bergamo se non saranno effettuate verifiche per monitorare l'eventuale dispersione della diossina interrata. L'autostrada in costruzione sta infatti per attraversare la Brianza ed il passaggio è previsto proprio nell'area del Bosco della Querce, vale a dire la zona dove furono riportate alcune tonnellate di terra asportate dalla «zona A» dei comuni di Meda e Seveso, che furono esposti al gas sprigionato dallo stabilimento della Roche. Secondo i comitati ambientalisti della zona, gli scavi potrebbero, in questo modo, provocare il rilascio del pericoloso Tcdd, ossia la tetraclorodibenzo-p-diossina, con danni alla salute delle circa 100mila persone che vivono in quell'area. Gli ambientalisti citano infatti alcuni campionamenti effettuati nella «zona B», la zona confinante con quella più inquinata, che dimostrerebbero la presenza quantità di diossina superiore ai limiti di legge in molte aree. Quindi, dicono i comitati, la movimentazione della terra, determinata dai lavori, è a rischio in tutta quell'area, non solamente nel Bosco. Per questo Corti e Butti chiedono carotaggi delle aree interessate dai lavori prima che i buldozer entrino in movimento. E i due municipi sarebbero intenzionati a diffidare la Regione ad aprire i cantieri prima degli accertamenti. «Non siamo pregiudizialmente ostili a Pedemontana», ha detto Corti alla cronaca milanese del Corriere, «ma sulla salute dei nostri concittadini non si scherza». E mentre gli ambientalisti promettono azioni legali per bloccare i cantieri, l'assessore regionale alle Infrastrutture, Maurizio Del Tenno, Forza Italia, parla di «allarmismo inutile», perché il tracciato definitivo sarà reso noto fra alcuni mesi:» Non appena arriverà in Regione il tracciato, convocherò i sindaci per valutarlo insieme», spiega. Il punto è che gli ambientalisti sono contrari all'opera sin dai primi anni duemila, quando fu decisa e fu reso noto che avrebbe attraversato la Brianza fra Lentate e Cesano Maderno. La vicenda della diossina, secondo alcuni sostenitori dell'opera, sarebbe cioè utilizzata strumentalmente, perché sarebbe impossibile spostare il tracciato di svariati chilometri, essendo l'area densamente abitata. Un po' come è accaduto in Toscana tre anni orsono, con la vicenda dello scavo archeologico che bloccava il nuovo stabilimento della Laika a S.Casciano Val di Pesa (Firenze): perduta al Tar la battaglia per opporsi alla costruzione, gli ambientalisti locali s'erano attaccati al rinvenimento di una tomba etrusca nell'area dello scavo. A risolvere la questione fu il governatore toscano, Enrico Rossi che, malgrado le proteste di intellettuali come Salvatore Settis e di ItaliaNostra, fece spostare in blocco i reperti. Ma per tornare a Seveso, occorre anche dire che la nube uccise gli animali che pascolavano ma non provocò morti fra le persone. Si registrarono, questo sì, centinaia di casi di cloracne, un'eruzione piuttosto seria della pelle, e molte donne, 32, furono indotte ad abortire temendo gravissime malformazioni, che analisi successive sui feti esclusero. Per la verità l'unico morto fu Paolo Paoletti, il direttore dello stabilimento, ammazzato dai terroristi di Prima Linea una mattina del 1980, sotto casa sua, a Monza. Ma l'incubo ci fu e la Commisione europea battezzò «Seveso» una direttiva piuttosto severa sugli impianti industriali vicini ai centri abitati. Riuscirà quell'incubo, quarant'anni dopo, a fermare un'autostrada?