VENEZIA Dopo l'ordinanza del Tar che ha «congelato» i limiti imposti dal governo, Giorgio Orsoni rilancia il numero chiuso per le crociere: «Lo deve imporre la Capitaneria, può farlo». Le compagnie, attraverso Clia, osservano attentamente: «Abbiamo pianificazioni a lungo termine e l'incertezza ci penalizza - spiega l'associazione - in assenza di una risoluzione finale molte compagnie se ne andranno». VENEZIA Il presidente dell'Autorità portuale Paolo Costa, dopo aver letto che Vtp sta studiando un piano alternativo, nel caso in cui il Contorta o il retro-Giudecca non passassero, taglia corto. «Non c'è nessun piano B». Mentre di fronte all'ipotesi che il gestore della Marittima possa studiare un terminal «off-shore», fuori dalla laguna a lungo termine, il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni tira fuori di nuovo la sciabola, più che il fioretto, contro la società guidata dall'avvocato Sandro Trevisanato. «Sarebbe ora e tempo che Vtp la smettesse di creare confusione, pensi a fare il concessionario di quello che gli viene dato - attacca il sindaco - L'Autorità portuale assuma finalmente la responsabilità di quello che fa Vtp e non si nasconda. E' ora di finirla con questi giochini, l'ho già detto anche al ministro Lupi e alla sottosegretaria Borletti Buitoni». Il primo era stato sentito da Orsoni per telefono mercoledì, mentre ieri, a Roma, il sindaco ha incontrato la seconda. Oggi dovrebbe esserci anche un incontro de visu con lo stesso ministro delle Infrastrutture, che poi domani sarà prima a Mestre, quindi a Chioggia per visitare i cantieri del Mose. «Il Porto deve "uscire dalla buca" - continua Orsoni - Trevisanato dice che il ricorso al Tar è stato votato da tutti i soci? Il Porto non può essere un organo del ministero da un lato e andarci contro dall'altro». Ma il sindaco ne ha anche per la Capitaneria di Porto. «Un provvedimento di carattere generale poteva anche non essere fatto, perché la Capitaneria autorizza gli accessi e in qualsiasi momento può porre delle limitazioni a prescindere - spiega - La Capitaneria può disciplinare quanti e chi possono entrare, caso per caso». Una sorta di numero chiuso? «Sì, la Capitaneria il numero chiuso agli accessi può metterlo sempre», chiosa il sindaco. Una cosa è certa, secondo Orsoni: «La questione non può essere trattata nelle aule di tribunale, ma deve essere una questione politica», dice, anche se poi lo stesso Comune ha presentato due ricorsi al Tar contro le ordinanze dell'autorità marittima: uno contro il limite ora sospeso del 12,5 per cento per il 2014 ritenuto troppo «soft» rispetto a quel «fino al 20 per cento» stabilito nella riunione romana del 5 novembre scorso, l'altro contro la strada preferenziale data allo scavo del canale Contorta-Sant'Angelo come via alternativa di accesso al terminal della Marittima. In realtà ormai, dopo la mozione del Senato di un mese fa, non ci sono più progetti in pole position: sono sette quelli mandati dall'ammiraglio Tiberio Piattelli (vedi scheda a lato): 4 riguardano nuovi terminal al Lido, 2 lo scavi di nuove vie navigabili, l'ultimo una stazione passeggeri a Marghera. «Abbiamo spedito quelli suffragati da una documentazione progettuale, non quelli che erano una mera indicazione», spiega Piattelli. Alla finestra ci sono anche le compagnie, che ieri attraverso la Clia hanno ribadito la loro attenzione per il caso-Venezia. «Vogliamo sottolineare, una volta di più, quanto importante siano Venezia e il suo terminal per l'intera industria crocieristica - dice l'associazione - Cerchiamo una certezza normativa e vogliamo lavorare a una soluzione di lungo termine che salvaguardi la sostenibilità di Venezia e la sua eredità culturale e ambientale». Nelle scorse settimane Clia aveva stimato un calo del 27 per cento dei passeggeri nel 2015 con il limite delle 96 mila tonnellate. «Per pianificare rotte e itinerari servono da 18 a 24 mesi - spiegano - La nostra è una pianificazione di lungo periodo e l'incertezza ci penalizza. Senza una risoluzione finale, non sarà possibile per molte compagnie includere Venezia nei loro itinerari».